Dizionario degli Artisti

Qui di seguito sono elencati gli artisti censiti nella Banca dati dell'Istituto Matteucci. Ad ogni nome corrisponde una serie di dipinti archiviati, di cui l'Istituto, dietro richiesta, è in grado di trasmettere copia della relativa scheda. Ciò risponde alla volontà di mettere a disposizione di studiosi, mercanti d’arte, collezionisti o semplici appassionati uno strumento agile e efficace per soddisfare le diverse esigenze legate al mondo dell’arte, prima fra tutte l’approfondimento dell’attività di pittori, scultori, incisori, fotografi etc. Il “Dizionario degli artisti” si propone, quindi, come repertorio ragionato di nomi, talvolta accompagnati, se contrassegnati da asterisco, da biografia e da alcuni esempi di firma.


Le biografie sono tratte dal Dizionario degli artisti curato da Cristina Bonagura, parte integrante dell’opera Pittori & pittura dell’Ottocento italiano (1996-1997) coordinata da Giuliano Matteucci con la collaborazione di Paul Nicholls  e realizzata dalle Redazioni Grandi Opere dell’Istituto Geografico De Agostini, alle quali va il sincero ringraziamento dell'Istituto Matteucci per aver autorizzato la diffusione in rete dei testi.

Bison Giuseppe Bernardino *

BISON GIUSEPPE BERNARDINO
Palmanova (Udine) 1761 - Milano 1844
Frequentò l’Accademia di Venezia dal 1779 al 1789, dove seguì gli insegnamenti di F. Guardi e di C. Cedini cui si ispirò nelle prime decorazioni di Palazzo Manzoni a Padova, di Casa Bottoni a Ferrara (oggi scomparsa) e del castello del Catajo a Battaglia Terme (Padova). Acquisita una certa notorietà come decoratore d’interni, nel 1792 realizzò la grandiosa decorazione di Villa Suppiey-Piva a Breda di Piave (Treviso), cui seguirono numerose altre commissioni in area veneta. Trasferitosi a Trieste, gli vennero commissionati gli affreschi di Palazzo Carciotti (1803) a grisaille e la decorazione del Palazzo della Borsa Vecchia Allegorie del Commercio (1805- 1806). Numerose furono le imprese decorative realizzate dall’artista tra Trieste e Gorizia (Palazzo del Governo a Zara, scenografie per il teatro Nuovo a Trieste, decorazioni per il teatro di Gorizia, Villa Tominz a Gradiscutta), e celebri restano anche i bozzetti dei costumi per il dramma patriottico II sogno di Corvo, di D. Rossetti (Trieste,Museo Civico di Storia e Arte). Nel 1818 tornò per breve tempo a Venezia per lavorare con G. Borsato nella decorazione del teatro Vendramin a San Luca, dove si aggiornò sulle novità di gusto empire della decorazione neoclassica. Nella città lagunare debuttò come pittore da cavalletto all’Esposizione dell’Accademia di Belle Arti del 1821 con vedute e paesaggi, che ripropose nei due anni successivi. Anche a Trieste espose tempere con “capricci” e vedute, oli con temi popolari o mitologici dove la cultura neocanalettiana e la ricchezza inventiva apparivano libere da condizionamenti di gusto classicista (La fantesca al pozzo, 1825 ca., Trieste, Museo Civico di Storia e Arte). Pittore prolifico e bene accolto dal collezionismo dell'epoca, si trasferì nel 1831 a Milano, capitale del mercato artistico del primo Ottocento. Qui abbandonò quasi del tutto la tempera per dedicarsi alla pittura a olio e a un tipo di vedutismo aneddotico che poté competere con quello di G. Migliara nelle vedute esposte alle mostre dellAccademia di Brera (Piazza S. Marco, Coro di cappuccini, 1832; Riva degli Schiavoni, Veduta della Libreria di San Marco a Venezia, 1837; L'esterno di Porta Ticinese in giorno di mercato, 1838; Sala da caffè, 1839; Veduta della Borsa di Trieste, 1842); nei quadri di genere perfezionava il gusto neosecentesco e neofiammingo (Interno di una taverna, Festa campestre, Una pesca, esposti a Brera nel 1832; Scena di Carnevale, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo; Le Tentazioni di Sant'Antonio, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna).
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