{"id":10387,"date":"2015-02-13T10:07:57","date_gmt":"2015-02-13T09:07:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.iioii-test.it\/isti\/turner-che-critico-abile-e-il-regista\/"},"modified":"2015-02-13T10:07:57","modified_gmt":"2015-02-13T09:07:57","slug":"turner-che-critico-abile-e-il-regista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/en\/turner-che-critico-abile-e-il-regista\/","title":{"rendered":"Turner, che critico abile \u00e8 il regista"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Vincenzo Trione, da Il Corriere della Sera, 8 febbraio 2015<\/strong><\/p>\n<p><strong><br \/>\n<!--more--><br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><strong>&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><strong><br data-mce-bogus=\"1\" \/><\/strong>Quando il cinema incontra la pittura, si determinano collisioni, attriti. Anche se alcune differenze permangono: &#8220;La pittura &#8211; ha ricordato Maurizio Calvesi &#8211; materialmente fissa, ma otticamente mobile, si traduce in qualcosa che \u00e8 materialmente mobile ma otticamente fisso&#8221;. Eppure, talvolta, tra questi due linguaggi si generano felici scambi, fecondi passaggi.<\/p>\n<p>Si rifletta su Turner di Mike Leigh. appena arrivato nelle sale italiane. All&#8217;apparenza, si tratta di un classico<em> biopic<\/em> : ovvero un biographical picture. In effetti, il regista inglese ha agito come un amabile storico dell&#8217;arte, che si \u00e8 sottratto a una lettura agiografica del suo eroe maledetto, per propora una biografia segnata da scelte interpretative&nbsp; originali. In fondo, il suo \u00e8 un esercizio di critica d&#8217;arte&nbsp; condotto sul grande schermo.&nbsp; Innanzitutto, egli ha rimodulato la fisicit\u00e0 di turner, il quale, in un celebre autoritratto, ci appare magro, composto, in posa borghese: nel film, invece,&nbsp; ci imbattiamo in un personaggio grasso, aggressivo, volgare, scontroso, inelegante. Inoltre, Leigh si \u00e8 soffermato non sui sulfurei e travolgenti anni di formazione, ma sul &#8220;secondo tempo&#8221; dell&#8217;esistenza di Turner: dal 1828 alla morte. La stagione del consensoe, poi, quella dell&#8217;emarginazione. Per ricostruire questa avventura, si \u00e8 affidato a una struttura&nbsp; narrativa elllittica, procedendo per situazioni ed episodi esemplari. Tale scelta d\u00e0 al film una sintassi frammentaria, capace per\u00f2 di svelare, per tratti essenziali, il carattere affettivo e poetico dell&#8217;artista.<\/p>\n<p>Sullo sfondo, alcune vicende familiari: il rapporto con la prima moglie e con le figlie; il confronto altero ma affettuoso con il padre; la frequentazione maschilista con la governante; l&#8217;amore senile. In primo piano &#8211; \u00e8 quel che accade&nbsp; raramente nei film sulle vite degli artisti &#8211; l&#8217;arte: il difficile dialogo con il sistema e con le istituzioni e la sfida per inventare una grammatica &#8220;diversa&#8221;.<\/p>\n<p>Da un lato, il sostegno del mecenate&nbsp; lord Egremont; gli scontri alla Royal Academy; gli sberleffi ai danni di Constable; le conversazioni con il colto e arrogante Ruskin; la conoscenza dei miti antichi; l&#8217;ammirazione per l&#8217;arte di Lorrain; la scoperta degli esperimenti scientifici di Mary Sommerville. Dall&#8217;altro lato, l&#8217;ossessione della pittura in s\u00e9.<\/p>\n<p>Proprio intorno a questo tarlo ruota il film di Leigh, che, senza mai indulgere in soluzioni retoriche, \u00e8 riuscito a cogliere con finezza il senso intimo della ricerca di Turner. Il quale &#8211; ed \u00e8 qui la sua starordinaria modernit\u00e0 &#8211; non si limita a mettere in scena qualcosa, ma \u00e8 attento soprattutto al &#8220;come&#8221; rappresentarla. Predilige quasi sempre gli stessi temi: maree, naufragi. Perch\u00e8, in sintonia con l&#8217;estetica romantica, \u00e8 affascinato dalla potenza della natura: un&#8217;immensit\u00e0 al cospetto della quale l&#8217;uomo \u00e8 appena un frammento.<\/p>\n<p>Nei suoi quadri, egli non &#8220;salta&#8221; il vero: lo coglie in istanti di assenza. Esita su tessere di mondo in cui la realt\u00e0 si offre con un notevole grado di monotonia.&nbsp; E giunge a un passo dall&#8217;indifferenza assoluta bruciando residui di stupore, barlumi di incanto. Non ferma quello che vede. Con un contro-movimento, conduce in uno spazio senza gerarchie, fino ad attuare&nbsp; un processo di dispersione&nbsp; delle immagini. Si esibisce in acrobazie che cancellano ogni immediata riconoscibilit\u00e0. Sembra comportarsi come Jos\u00e9 Enrique Tafas, il pittore inventato da Borges e da Bioy Casares, il quale, dopo lunghe peripezie, si avvicina ai territori dell&#8217;astrazione. Egli sa che &#8220;rompere i vecchi stampi \u00e8 la parola d&#8217;ordine dei secoli presenti&#8221;. Dapprima, riproduce fedelmente alcuni scorci di Buenos Aires. Poi, li cancella con molliche di pane e acqua e con strati di catrame.<\/p>\n<p>Turner somiglia un po&#8217; a Tafas, come suggeriscono alcune sequenze. In una, contamina un paesaggio &#8220;pulito&#8221; con pennellate rabbiose, fino a renderlo informe; in un&#8217;altra, in una marea di stampo &#8220;accademico&#8221;, colloca una boa rossa (impressa con una rapida ditata); in un&#8217;altra ancora, si vanta di sporcare ogni icona ben fatta con uova e saliva.<\/p>\n<p>Dipingere? Per lui, \u00e8 una strategia per catturare la luce: <em>enlightment<\/em><em> <\/em>\u00e8 il termine di cui ci si \u00e8 serviti per afferrare il significato della sua arte. La luminosit\u00e0 \u00e8 la materia delle sue opere, nelle quali tende a dissolvere ogni geometria. Liquefa le regole prospettiche con un &#8220;colore ambiguo&#8221;. Offre ricognizioni emozionali, per esprimere gli aspetti pi\u00f9 drammatici e sublimi della natura. Confonde i punti di fuga. D\u00e0 centralit\u00e0 allo spazio, che si impone come atmosfera avvolgente e come estensione infinita. Le cose si sciolgono, e naufragano in grumosi vortici d&#8217;aria.<\/p>\n<p>&#8220;La luce \u00e8 Dio&#8221;, \u00e8 l&#8217;ultima frase che ha pronunciato Turner. Che qui viene ritratto come una sorta di padre delle avanguardie primonovecentesche. Sedotto da quelli che i futuristi chiamerranno &#8220;i frutti del nostro tempo industriale&#8221;: ammaliato&nbsp; (ma anche inquietato) dalla fotografia; stregato dal Crystal Palace di Londra, &#8220;una cattedrale di vetro&#8221;; incuriosito &#8211; come emerge da <em>Pioggia, vapore&nbsp; e velocit\u00e0<\/em> del 1844 &#8211; dai treni&nbsp; che corrono sui binari, prodigioso misto di tecnologia e di ingegno.<\/p>\n<p>Questo temperamento avanguardistico non verr\u00e0 compreso dai contemporanei di Turner, che lo irrideranno: in un momento del film, assistiamo a uno spettacolo teatrale dove alcuni attori sbeffeggiano i suoi quadri magmatici. Queste derisioni feriscono Turner, che sceglier\u00e0 di isolarsi sempre di pi\u00f9 dal contesto culturale e sociale londinese. Spesso Leigh ce lo mostra solitario, orgoglioso, testardo, misantropo. Fuori dall&#8217;Ottocento. Gi\u00e0 proiettato verso il secolo nuovo.<\/p>\n<p>E&#8217; la solitudine cui allude l&#8217;opera pi\u00f9 epica di Turner, <em>Fighting Temeraire<\/em>&nbsp;(del 1838). In filigrana, il ricordo di un&#8217;episodio di cronaca: l&#8217;ultimo viaggio verso la demolizione&nbsp; del Fighting Temeraire, un gigantesco vascello. Siamo al termine delle guerre napoleoniche. In una scena del film, Turner si reca acontemplare quella nave &#8211; spogliata di tutto &#8211;&nbsp; mentre viene trainata da un rimorchi fumante. Quel senso di nobile sconfitta viene evocato nel suo quadro. Un tramonto striato di lampi violacei, rappreso in nuvole tizianesche. Una distesa d&#8217;acqua ferma e calma. Lo scintillio del mare si ferma in un suono sordo, addirittura funebre. ciabordii sonnolenti. Si sente la voce della melanconia. E&#8217; la melanconia di un maestro che, ritraendo la Fighting Temeraire, ha rivelato se stesso. Ferito e austero, come un elefante morente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vincenzo Trione, da Il Corriere della Sera, 8 febbraio 2015<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[54],"tags":[174],"class_list":["post-10387","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-notizie-ad-arte","tag-turner-fil-e-turner-artista"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Turner, che critico abile \u00e8 il regista - Istituto Matteucci<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/en\/turner-che-critico-abile-e-il-regista\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Turner, che critico abile \u00e8 il regista - 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