{"id":33845,"date":"2025-06-06T11:10:59","date_gmt":"2025-06-06T09:10:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/?p=33845"},"modified":"2025-06-06T11:20:46","modified_gmt":"2025-06-06T09:20:46","slug":"il-novecento-in-dialogo-con-fattori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/en\/il-novecento-in-dialogo-con-fattori\/","title":{"rendered":"Il Novecento in dialogo con Fattori"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text uncode_shortcode_id=&#8221;860285&#8243;]<\/p>\n<p><strong>L\u2019influenza di Fattori nel 900 alla Galleria d\u2019Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In continuit\u00e0 con la grande retrospettiva <em>Giovanni Fattori il \u2018Genio dei Macchiaioli\u2019. 1825-1908<\/em> (XNL 29 marzo-29 giugno), volta a celebrare la ricorrenza del bicentenario della nascita di uno dei maggiori protagonisti della vicenda macchiaiola, la <a href=\"https:\/\/riccioddi.it\/\">Galleria d\u2019Arte Moderna Ricci Oddi,<\/a> sapientemente diretta da Lucia Pini, ospita una piccola ma intensa rassegna, <em>Da Ghiglia a Morandi. Ripensare Fattori nel Novecento<\/em>. Curata in maniera esemplare da Barbara Cinelli, essa indaga la fortuna novecentesca dell\u2019artista attraverso la testimonianza di coloro che direttamente o in maniera pi\u00f9 velata hanno assorbito ed interpretato i principali valori della sua lezione, quali l\u2019aderenza al vero, il rigore spaziale, l\u2019uso costruttivo del colore nonch\u00e9 la profonda capacit\u00e0 d\u2019introspezione psicologica. Poste in ideale confronto con la produzione del maestro, tali opere documentano quanto per gran parte del Novecento il suo magistero abbia continuato ad esercitare su tutta una generazione di allievi non solo di area toscana un\u2019intensa riflessione.<\/p>\n<p>Nel parliamo con le due dirette interessate, Lucia Pini, direttrice della Galleria d\u2019Arte Moderna Ricci Oddi, e Barbara Cinelli, storica dell\u2019arte contemporanea.<\/p>\n<p><strong>Come \u00e8 nato questo progetto?<\/strong><\/p>\n<ol start=\"1960\">\n<li><strong> C.: <\/strong>La collezione della Galleria d\u2019Arte Moderna Ricci Oddi conserva due acqueforti di <a href=\"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/dizionario-artisti\/fattori-giovanni\/\">Giovanni Fattori<\/a> una delle quali, <em>Bauco presso Roma<\/em>, \u00e8 un esemplare di alta qualit\u00e0 e tra i meglio conservati; ed inoltre un\u2019acquaforte di Giorgio Morandi, <em>Il Poggio al Mattino<\/em>. \u00c8 stato questo abbinamento a guidarci nell\u2019immaginare il progetto espositivo, che avrebbe ampliato e arricchito la mostra di Fattori dove per la prima volta alle acqueforti si riservava uno spazio non accessorio, perch\u00e9 allestite a fianco dei dipinti. Naturalmente l\u2019abbinamento Fattori &#8211; Morandi puntava non tanto su una fortuna visiva del pittore livornese, un tema gi\u00e0 ampiamente ed esaurientemente trattato anche in altre occasioni, ma piuttosto su una affinit\u00e0 di intenti e temperie che oltrepassano, per gli artisti, i tempi pi\u00f9 positivisti della filologia. La consuetudine a lavorare nell\u2019arte contemporanea, dove per gli artisti il dialogo reciproco \u00e8 cruciale ma si pone come riflessione critica e linguistica piuttosto che come prestito iconografico, ha suggerito di verificare queste procedure anche in decenni poco sondati in questa direzione. Abbiamo quindi lavorato sulle opere, accuratamente selezionate in base a testimonianze che potessero garantire l\u2019esistenza di un colloquio con le opere di Fattori, possibilmente non mediato dalle posizioni della critica, che non sempre poteva coincidere con l\u2019autenticit\u00e0 di una riflessione creativa. E questa posizione l\u2019abbiamo trasferita nel titolo: \u201cripensare Fattori\u201d. Questa \u00e8 stata la guida che ci ha portato a costruire i dittici e i trittici collocati nello spazio straordinariamente suggestivo del salone d\u2019ingresso della Ricci Oddi, un altro sollecitatore, per cos\u00ec dire, di invenzioni, cui l\u2019architetto Corrado Anselmi ha risposto con grande generosit\u00e0. Questo spazio si \u00e8 dimostrato perfetto per il progetto che avevamo immaginato: puntavamo, consapevolmente, su un numero ristretto di opere di artisti del Novecento, per costruire un percorso narrativo che procedesse quasi per choc visivi evitando le sequenze troppo didascaliche; in tal senso vanno apprezzati gli accostamenti inusuali tra opere che appartengono ad epoche lontane, come l\u2019apertura sui paesaggi di Oscar Ghiglia e Giorgio Morandi e la chiusa su Mario Puccini e Renato Natali; o ancora l\u2019abbinamento tra i due ritratti di Plinio Nomellini e Ghiglia. Ma tutte opere che condividono, pur nella autonomia dei linguaggi individuali, analogie nella scelta di rileggere Fattori: analogie affidate a un sentire che si rinnova dagli anni estremi dell\u2019Ottocento, col <em>Ritratto di ciociara<\/em> di Nomellini, datato 1888, al <em>Paesaggio<\/em> di Morandi del 1960. E la circolarit\u00e0 del salone, che per le ampie proporzioni accoglie addirittura un \u2018focus\u2019 interno, ci ha poi permesso di dare concretezza espositiva al rapporto tra le acqueforti di Fattori e quelle di Morandi che in una visione ravvicinata svelano coincidenze impreviste.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>Quale \u00e8 il messaggio di cui la rassegna si fa portavoce?<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong> C.: <\/strong>Il primo messaggio, il pi\u00f9 immediato, \u00e8 certamente quello di documentare un dialogo tra passato e contemporaneit\u00e0: e questo significa, nel caso in questione, tra l\u2019Ottocento di Giovanni Fattori e il Novecento degli artisti esposti; ma poi anche, in un gioco di specchi riflessi, tra il nostro 2025 e il Novecento che rilegge Fattori. Dunque, far capire che ogni opera ed ogni artista, vive in un tempo preciso che ne determina le scelte; e in parallelo anche gli storici sono condizionati dal tempo in cui vivono. Quindi una esortazione a rifuggire dall\u2019astrazione e dalle certezze ma esercitare sempre una attenta analisi critica.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Poi questa \u00e8 una mostra sul modo di vedere degli artisti e dunque vorremmo che sollecitasse nei visitatori una riflessione sull\u2019importanza del rapporto che si instaura anche per ciascuno di noi con le opere d\u2019arte, sulla necessit\u00e0 di uno sguardo scevro da pregiudizi, il cui lento scorrere sul dipinto possa accordarsi con le procedure di esecuzione dell\u2019artista. Gli apparati didattici tradizionali sono stati evitati e sostituiti da brevi citazioni degli artisti stessi, isolando parole chiave, a creare quasi un ipertesto che richiede ai visitatori una partecipazione attiva. Il messaggio \u00e8 dunque quello di reagire alla fruizione distratta, passiva ed effimera cui ci sottopone il bombardamento visivo della nostra epoca, per sviluppare una consuetudine alla frequentazione di musei e di esposizioni, che possono divenire luoghi di esperienze positive.<\/p>\n<p><strong>L\u2019esposizione \u00e8 allestita in un edifico a pianta chiesastica, all\u2019interno di uno scenografico emiciclo illuminato da un ampio lucernario. Da questo prende avvio il dinamico percorso della raccolta appartenuta a Giuseppe Ricci Oddi, un vero e proprio \u201ctempio\u201d dedicato all\u2019arte, destinato a divenire nel 1931, come era nelle intenzioni del suo artefice, una galleria pubblica. Il visitatore si trova a percorrere un affascinante viaggio attraverso la cultura figurativa non solo italiana dell\u2019Ottocento e Novecento. Un lungo tragitto che si ramifica in maniera omogenea e al tempo stesso fluida, in corridoi, anditi e salette armoniosamente illuminate. In che modo la mostra dialoga con la raccolta permanente del museo?<\/strong><\/p>\n<ol start=\"1928\">\n<li><strong> P.: <\/strong>Il legame della mostra con la Galleria d\u2019Arte Moderna Ricci Oddi \u00e8 molto forte, a cominciare dall\u2019arco cronologico interessato dall\u2019esposizione che prende le mosse da un autore dell\u2019Ottocento &#8211; Fattori &#8211; per esplorare come alcuni artisti italiani del secolo successivo, soprattutto intorno agli anni trenta, abbiano intessuto un dialogo a distanza con lui. Ed \u00e8 proprio su questi stessi anni, tra la fine dell\u2019Ottocento sino al quarto decennio del Novecento che si concentra il collezionismo di Giuseppe Ricci Oddi. Non \u00e8 un caso che in mostra abbiano trovato spazio in modo del tutto naturale opere che appartengono alla raccolta permanente della Galleria: penso al bellissimo Carr\u00e0 dei <em>Pagliai<\/em> del 1929 o ancora al nucleo di incisioni di Giovanni Fattori, all\u2019acquaforte di Giorgio Morandi &#8211; <em>Il poggio al mattino<\/em> &#8211; che il collezionista piacentino acquista direttamente dall\u2019Autore nel 1928. Questi \u201cinserti\u201d Ricci Oddi nel percorso della mostra temporanea tessono intorno alle opere una nuova rete di relazioni che le arricchisce, le rende pi\u00f9 sfaccettate. Spostate dal contesto in cui sono allestite di solito e dai loro \u201cvicini\u201d consueti, si mostrano sotto una nuova luce, svelano nuove profondit\u00e0. Va poi detto che lo stesso Fattori \u00e8 un autore presente in Ricci Oddi. Per <em>Pattuglia di lancieri<\/em> <em>a cavallo<\/em> il collezionista non esita a sacrificare nel 1930 un\u2019opera di Michetti che scambia per ottenere la piccola tavola del maestro toscano. Aggiungo poi che la mostra ha offerto anche l\u2019occasione di esporre alcuni materiali di grafica che per ragioni conservative sono usualmente collocati in deposito &#8211; le gi\u00e0 ricordate incisioni di Morandi e Fattori, ma anche la celeberrima acquaforte del 1903 di Ulvi Liegi che raffigura il grande maestro toscano nell\u2019atto di incidere, davvero un affettuosissimo omaggio all\u2019artista da parte di un pittore pi\u00f9 giovane d\u2019oltre trent\u2019anni. Infine, c\u2019\u00e8 un dono che lo spazio architettonico della Ricci Oddi regala alla mostra ed \u00e8 quello della luce che piove dall\u2019alto consentendo una visione dei dipinti entro una dimensione naturale chiara e serena, assi poco consueta.<\/li>\n<\/ol>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Simili iniziative contribuiscono ad animare percorsi museali gi\u00e0 consacrati e ampiamente storicizzati, apportando innegabili vantaggi da un punto di vista della fruizione e della conoscenza del pubblico alla scoperta di itinerari e circuiti disseminati nelle nostre provincie. Auspici e programmi per il futuro?<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong> P.: <\/strong>Come per tutte le mostre che si rispettino, vi sono innanzitutto vantaggi derivanti dall\u2019occasione di studio e conoscenza, che si riverberano sull\u2019istituzione stessa. Poi nel caso della Ricci Oddi la collaborazione con altre realt\u00e0 prestigiose quali l\u2019Istituto Centrale per la Grafica di Roma o con studiosi di vaglia \u00e8 particolarmente preziosa e importante. \u00c8 ben noto che la Galleria abbia avuto una storia complicata, nella quale non sono mancati i traumi &#8211; basti pensare all\u2019<em>affaire<\/em> Klimt &#8211; e che dopo la scomparsa prematura del direttore Stefano Fugazza nel 2009 sia rimasta a lungo senza guida scientifica; l\u2019istituzione ha pertanto la necessit\u00e0 di ricostruire una trama di relazioni con la comunit\u00e0 museale e degli studiosi per conquistare lo spazio e l\u2019attenzione che la qualit\u00e0 del luogo e della raccolta meritano. Le mostre non sono la soluzione, ma servono da acceleratore e sarebbe folle pensare che l\u2019unica politica espositiva che la Ricci Oddi debba praticare sia quella di continuare a prestare opere alle esposizioni altrui. Come in altri luoghi analoghi, a Piacenza, citt\u00e0 per certi versi appartata ed estranea ai grandi circuiti turistici, le mostre attraggono un pubblico che deve essere intercettato e guidato alla scoperta di quanto il luogo ha da dare, al di l\u00e0 dell\u2019evento temporaneo. Il copione che in questi giorni vediamo costantemente ripetersi in Ricci Oddi \u00e8 quello del visitatore alla mostra che scopre la Galleria, la sua raccolta, la bellezza e l\u2019importanza della sua architettura. E di questo non si pu\u00f2 che essere contenti, anche se la meraviglia, quasi sorpresa, spesso manifestata dal pubblico indica con chiarezza che c\u2019\u00e8 ancora molta strada da percorrere per far conoscere la Galleria. D\u2019altra parte la crescita dell\u2019istituzione \u00e8 un processo e come tutti i processi richiede tempo e tenacia. Per quanto riguarda i programmi futuri, va sottolineato come la Galleria non disponga di spazi riservati a mostre temporanee: la stessa esposizione in corso \u00e8 allestita nell\u2019atrio d\u2019onore, un ambiente di grande solennit\u00e0 e bellezza, ma che pone vincoli molto forti e non consente la realizzazione di iniziative di \u201cgrande taglia\u201d. Dunque, se non si apriranno nuovi scenari e nuove possibilit\u00e0, la Ricci Oddi dovr\u00e0 necessariamente ambire a mostre di dimensioni contenute, puntando molto sulla qualit\u00e0 delle proposte, anche sviluppando in termini di consolidamento della propria identit\u00e0 i tantissimi stimoli che la collezione permanente offre. E non \u00e8 affatto detto che questa strada debba essere considerata solo un ripiego imposto dalle circostanze.<\/li>\n<\/ol>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image media=&#8221;33836&#8243; caption=&#8221;yes&#8221; media_lightbox=&#8221;yes&#8221; media_width_percent=&#8221;50&#8243; uncode_shortcode_id=&#8221;916476&#8243;][vc_single_image media=&#8221;33838&#8243; caption=&#8221;yes&#8221; media_lightbox=&#8221;yes&#8221; media_width_percent=&#8221;50&#8243; uncode_shortcode_id=&#8221;182097&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text] di Elisabetta Matteucci da Il Giornale dell&#8217;Arte, 3 maggio 2025[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text uncode_shortcode_id=&#8221;860285&#8243;] L\u2019influenza di Fattori nel 900 alla Galleria d\u2019Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza &nbsp; In continuit\u00e0 con la [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[54],"tags":[],"class_list":["post-33845","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-notizie-ad-arte"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.3 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il Novecento in dialogo con Fattori - Istituto Matteucci<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Il Novecento dialoga con Giovanni Fattori con la mostra &quot;Da Ghiglia a Morandi. 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