{"id":33965,"date":"2026-02-04T10:07:13","date_gmt":"2026-02-04T09:07:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/?p=33965"},"modified":"2026-02-04T10:14:35","modified_gmt":"2026-02-04T09:14:35","slug":"il-gruppo-ciardi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/en\/il-gruppo-ciardi\/","title":{"rendered":"Il gruppo Ciardi. Un brand di famiglia"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text uncode_shortcode_id=&#8221;648703&#8243;]La domanda se il talento sia geneticamente tracciabile e trasmissibile ha sempre affascinato. Dietro questo sostantivo si cela un concetto vago ed al tempo stesso complesso con cui si indica una evidente facilit\u00e0 di apprendimento, in un certo ambito, tale da favorire una spiccata predisposizione. Una combinazione di abilit\u00e0 cognitive, fisiche o emotive in grado di produrre risultati eccezionali. Ma attenzione: se \u00e8 vero che molte capacit\u00e0 hanno una componente ereditaria, tuttavia, nessun gene isolato \u00e8 sufficiente a determinare un talento. Un bambino pu\u00f2 ereditare predisposizioni da genitori talentuosi ma solo questo non garantisce che a sua volta lo diventi. Ed allora, quando il talento diviene realmente trasmissibile? In primis l\u2019inclinazione deve svilupparsi in un contesto adeguato e favorevole cio\u00e8 animato da figure di riferimento come la famiglia, gli insegnanti o mentori che, comprendendone la portata, s\u2019impegnino a valorizzarlo. Al contempo, nello stesso ambiente, quell\u2019attitudine deve poter cogliere tutte le possibili opportunit\u00e0 di apprendimento e di pratica. In buona sostanza, perch\u00e9 emerga \u00e8 necessario che fattori come la predisposizione unita all\u2019educazione, all\u2019ambiente e alla motivazione personale si incontrino.<\/p>\n<p>Il costituirsi di gruppi familiari in cui, parallelamente ai vincoli di parentela, si trasmetteva con pari intensit\u00e0 l\u2019esperienza acquisita in una determinata professione artistica non \u00e8 stato un fenomeno esclusivamente ottocentesco ma ha contraddistinto l\u2019intero percorso evolutivo storico artistico italiano. La famosa tavola degli Uffizi, tradizionalmente attribuita a Domenico di Michelino dove sono ritratti i volti di Taddeo, Gaddo e Agnolo Gaddi &#8211; secondo alcuni una vera e propria insegna di bottega &#8211; costituisce una delle prime testimonianze di dinastia pittorica che ha sigillato con il proprio nome un intero periodo di storia dell\u2019arte. Ed in passato, pensiamo alle esperienze dei Bellini, dei Bassano, dei Campi, dei Tiepolo e dei Guardi, per citare solo alcuni casi, una volta presa consapevolezza della predisposizione, per il giovane figlio, aspirante artista, iniziava nella bottega paterna un iter educativo scandito da regole tecniche e manualit\u00e0 artigianali assimilate con dedizione e religiosamente tramandate come precetti fondamentali. Con gli inizi del XIX secolo, al tirocinio nell\u2019atelier si aggiunge la formazione nelle Accademie in modo da fornire all\u2019allievo l\u2019opportunit\u00e0 di approcci con il mondo dei collezionisti e dei mercanti. Tra le varie motivazioni che potevano indurre un giovane a sposare la causa artistica vi era, non ultima, quella economica. Le principali famiglie che in epoca granducale in Toscana percorsero questo indirizzo furono: Karol, Andrea e Karol Jr. Mark\u00f2; Serafino e Felice De Tivoli; Giovanni e Telemaco Signorini; Adolfo, Angiolo e Lodovico Tommasi. Nei Ducati di Parma, Piacenza e Modena ecco Giacomo, Alfonso e Alfredo Savini, Antonio e Giovanni Boldini, mentre nel Regno delle Due Sicilie Domenico, Antonio, Gabriele, Raffaele, Gonsalvo e Achille Carelli; Gaetano, Giacinto, Ercole e Achille Gigante; Giuseppe, Filippo, Nicola e Francesco Paolo Palizzi. In et\u00e0 romantica, il Regno Lombardo Veneto godeva in misura maggiore rispetto agli altri stati preunitari di un alto livello sociale. Come gi\u00e0 nella stagione neoclassica ed illuminista a Milano proliferava un numero ragguardevole di mercanti e mecenati che insieme formavano una fascia elitaria estremamente sensibile a incentivare qualsiasi iniziativa a favore delle arti. Qui si registrava la maggior concentrazione di famiglie d\u2019artisti come quelle a cui appartenevano Andrea e Andrea Jr. Appiani, Luigi e Carlo Ademollo, Giovanni, Angelo, Francesco e Amanzia Gu\u00e9rillot Inganni, Domenico e Gerolamo Induno, Eliseo e Paolo Sala e Giosu\u00e8, Mos\u00e8, Gianbattista e Regina Bianchi. E se Paolo e Giovanni Battista Caliari e Giovanni, Giuseppe e Carlo Canella rendevano lustro alla citt\u00e0 di Verona, la continua riflessione su Venezia e i suoi dintorni costitu\u00ec la chiave principale del successo di una famiglia la cui eco, destinata a durare sino al Novecento, avrebbe raggiunto un apprezzamento soprattutto da una clientela d\u2019Oltremanica: i Ciardi.<\/p>\n<p>\u201c<em>Al padre di Beppe Ciardi: senza di Lui, n\u00e9 luce, n\u00e9 bellezza, n\u00e9 gioie indimenticabili avrebbero allietato la mia vita<\/em>\u201d. Con questa dedica, Emilia, moglie del pittore veneziano, chiudeva la raccolta di <em>Pensieri<\/em> (1942) rivolti al suocero Guglielmo in occasione del centenario della nascita. Da queste affettuose parole traspare un quadro domestico di armonica atmosfera che, in virt\u00f9 di una reciproca corrispondenza d\u2019intenti tra i suoi protagonisti, costitu\u00ec uno degli esempi pi\u00f9 riusciti di organizzazione artistica familiare ottocentesca.<\/p>\n<p>Vera figura di capo carismatico fu <a href=\"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/dizionario-artisti\/ciardi-guglielmo\/\">Guglielmo<\/a> (Venezia, 1842-1917). La sua arte e quella dei figli <a href=\"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/dizionario-artisti\/ciardi-giuseppe\/\">Giuseppe<\/a>, alias \u201cBeppe\u201d (Venezia, 1875-Quinto di Treviso, 1932), ed <a href=\"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/dizionario-artisti\/ciardi-emma\/\">Emma<\/a> (Venezia 1879-1933) contribu\u00ec ad aggiornare in laguna il vedutismo di tradizione settecentesca secondo le moderne concezioni del paesaggismo europeo. Dotato di una personalit\u00e0 volitiva, Guglielmo non cedette all\u2019allettamento del genere aneddotico come invece accadde ai suoi coetanei Eugenio De Blaas, Egisto Lancerotto, No\u00e8 Bordignon e Luigi Da Rios. La risonanza del nuovo credo realista, perseguito dalla scuola toscana intorno alla met\u00e0 degli anni Sessanta, giunse anche a Venezia dove egli fu tra i primi a raccoglierne la portata innovativa. Il tramite per un contatto diretto con quell\u2019ambiente cos\u00ec fertile d\u2019idee fu Federico Zandomeneghi, personalit\u00e0 in quel momento impegnata nello stesso ordine di ricerche degli artisti toscani.<\/p>\n<p>\u201c[\u2026] <em>ti presento il Sig. Ciardi Guglielmo pittore veneziano che intraprende un viaggio artistico istruttivo e desidera conoscere il buono ed il meglio di quella tappa che si chiama Firenze. Non ho trovato chi pi\u00f9 di te sia al caso di apprezzare le sue qualit\u00e0 artistiche e dirigerlo in tutto ci\u00f2 che avr\u00e0 bisogno specialmente in rapporto d\u2019arte conoscendo la tua abilit\u00e0 le tue massime e la tua educazione letteraria.<\/em> <em>Non aggiungo altre parole in proposito di questo mio amico perch\u00e9 si far\u00e0 conoscere ed apprezzare ben presto da s\u00e9 stesso<\/em>\u201d, scriveva Zandomeneghi preconizzando all\u2019amico Telemaco Signorini, per quel giovane giunto a Firenze intorno al 1868 e tanto desideroso di apprendere, un sicuro avvenire.<\/p>\n<p>La fama di Guglielmo Ciardi crebbe parallelamente con il suo iperattivismo espositivo che ne favor\u00ec la conoscenza anche fuori dai confini nazionali. Dal debutto nel 1868 alla rassegna di Brera con il quadro <em>Un pascolo sul Sile<\/em> alle costanti presenze alle rassegne annuali di Firenze, Genova, Napoli, Roma e Torino, la sua carriera fu un continuo susseguirsi di affermazioni che gli valsero l\u2019assunzione di numerose cariche pubbliche. Nel 1887, anche sulla scia del successo riportato all\u2019Esposizione Internazionale di Berlino con <em>Messidoro<\/em>, fu nominato membro del Comitato Esecutivo dell\u2019Esposizione Nazionale Artistica di Venezia, la premessa della futura Biennale. Con l\u2019avvento della maturit\u00e0 la sua arte, indissolubilmente legata al proprio ambiente d\u2019origine, dopo un\u2019iniziale parentesi macchiaiola, si esplic\u00f2 nella raffigurazione degli effetti pittoreschi degli edifici affacciati sulla laguna. L\u2019opportunit\u00e0 di misurarsi in occasione delle Biennali veneziane del primo Novecento nei diversi aspetti moderni dell\u2019arte europea provoc\u00f2 nel suo stile una metamorfosi radicale che si sintetizz\u00f2 sostanzialmente in una trasfigurazione degli elementi atmosferici resi non pi\u00f9 nella loro effettiva realt\u00e0 ma attraverso visioni essenziali espresse con tonalit\u00e0 grigie e madreperlacee.<\/p>\n<p>Rivelandosi sempre pi\u00f9 un avveduto promotore di s\u00e9 stesso, all\u2019interno della famiglia Guglielmo fond\u00f2 una vera e propria bottega composta dai figli Beppe ed Emma, nati dalle nozze con Linda Locatelli, anch\u2019essa \u201cfiglia d\u2019arte\u201d. La perfetta sintonia che doveva vigere all\u2019interno di quel felice <em>m\u00e9nage<\/em> vide partecipare l\u2019intero gruppo Ciardi all\u2019Esposizione di Milano del 1906 inaugurata per l\u2019apertura del valico del Sempione. Sotto la rappresentanza del padre, in un\u2019unica sala furono riunite trentadue opere, di cui tredici di Beppe e otto della giovanissima Emma. L\u2019inequivocabile incidenza dello stile paterno fu sottolineata criticamente da <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ugo_Ojetti\">Ugo Ojetti<\/a> nella recensione sulla mostra in cui rilevava la mancanza nei due giovani di un personale linguaggio espressivo. Ma all\u2019analisi dell\u2019autorevole critico erano sfuggiti gli elementi caratterizzanti sui quali questi ultimi avrebbero fondato l\u2019originalit\u00e0 della propria visione. Mentre per Beppe le suggestioni del \u201cmito nordico\u201d significavano un allineamento alle tendenze simboliste in quel momento pi\u00f9 avanzate in Europa, per Emma il distacco dalla tradizione realista si manifestava con la reinterpretazione di un altro \u201cmito\u201d legato alla propria cultura d\u2019origine: quello di Venezia. Una Venezia idealizzata in una cornice di fasti settecenteschi e di minuetti longhiani ma rivitalizzata dalla vibrazione impressionista. I soggetti da lei preferiti furono scene in costume immerse in vere scenografie naturali, evocanti atmosfere da sogno che guardavano ad Antoine Watteau e a Jean-Honor\u00e9 Fragonard.[\/vc_column_text][vc_single_image media=&#8221;33966&#8243; caption=&#8221;yes&#8221; media_lightbox=&#8221;yes&#8221; media_width_percent=&#8221;50&#8243; uncode_shortcode_id=&#8221;503964&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text uncode_shortcode_id=&#8221;137609&#8243;]di Elisabetta Matteucci da Il Giornale dell&#8217;Arte, dicembre 2025[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text uncode_shortcode_id=&#8221;648703&#8243;]La domanda se il talento sia geneticamente tracciabile e trasmissibile ha sempre affascinato. 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