{"id":34003,"date":"2026-03-13T12:43:40","date_gmt":"2026-03-13T11:43:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/?p=34003"},"modified":"2026-03-13T12:44:39","modified_gmt":"2026-03-13T11:44:39","slug":"il-carnevale-viareggino-nellottocento-rito-urbano-satira-e-immaginario-pittorico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.istitutomatteucci.it\/en\/il-carnevale-viareggino-nellottocento-rito-urbano-satira-e-immaginario-pittorico\/","title":{"rendered":"Il Carnevale viareggino nell\u2019Ottocento. Rito urbano, satira e immaginario pittorico"},"content":{"rendered":"<div class=\"wpb-content-wrapper\"><p>[vc_row][vc_column][vc_column_text uncode_shortcode_id=&#8221;256306&#8243;]<\/p>\n<p>Da molti anni in febbraio presso il Museo del Carnevale di Viareggio, allestito all\u2019interno della Cittadella del Carnevale, o alla Galleria d\u2019Arte Moderna e Contemporanea \u201cLorenzo Viani\u201d dove si conserva la pi\u00f9 importante collezione pubblica a livello italiano di opere dell\u2019artista viareggino, la cittadina versiliese puntualmente celebra l\u2019anniversario della nascita di questa manifestazione popolare con una mostra promossa dalla Fondazione Carnevale. \u00c9 davvero emozionante assistere alla corale partecipazione sia della citt\u00e0, trasformatasi per l\u2019appuntamento annuale in un incredibile laboratorio creativo, sia dei progettisti e realizzatori dei celebri carri allegorici. Sono loro, i carristi, i veri depositari di un\u2019arte che si tramanda di generazione in generazione, grazie a una formula tradizionale: la cartapesta. Un materiale povero ma straordinariamente versatile che permette di dare forma a creazioni monumentali e al contempo effimere, trasformando l\u2019idea in immagine vivente. Riuscire, grazie all\u2019unione di immaginazione, tecnica e manualit\u00e0, a tradurre e a dare un senso visivo ad un evento tanto sentito a livello locale ma radicato su tutto il territorio nazionale, basti pensare a Firenze, Roma o a Venezia, \u00e8 un argomento che mi ha sempre affascinato. Il tema del Carnevale, infatti, nel corso dei secoli ha sempre suscitato una costante riflessione artistica. Da rito popolare, a dispositivo simbolico, esso si \u00e8 imposto come soggetto capace di generare diverse modalit\u00e0 espressive, sperimentazioni e visioni differenti nelle molteplici manifestazioni artistiche. Insomma, indagare le numerose connessioni che tale tema, indissolubilmente legato alla Commedia dell\u2019Arte, suggerisce significa attraversare epoche e linguaggi. Equivale a intraprendere un lungo viaggio attraverso i secoli e le nostre tradizioni seguendo le trasformazioni di un immaginario che, di volta in volta, si \u00e8 rinnovato e stratificato. Da rito pagano a metafora sociale, da spazio di sovversione simbolica a teatro dell\u2019identit\u00e0 collettiva, il Carnevale ha esercitato un ruolo significativo nell\u2019ispirazione degli artisti, configurandosi come modello iconografico universale. La sua persistenza nella storia dell\u2019arte, alla stregua di un\u2019araba fenice che continua a consumarsi ed a rinnovellarsi senza mai estinguersi, testimonia non solo la vitalit\u00e0 del soggetto che si trasforma, si sedimenta per poi risorgere mutato a nuova vita ma la straordinaria capacit\u00e0 di adeguarsi e risuonare nei contesti culturali pi\u00f9 diversi.<\/p>\n<p>Ma quando nasce il Carnevale e, soprattutto relativamente a Viareggio, qual \u00e8 la sua origine? \u00c9 un dato acquisito che il 1873, anno di realizzazione della Darsena Toscana, si svolge il primo corso mascherato. Per la precisione, proprio la data 8 febbraio 1873 compare impressa su un manifesto conservato all\u2019Archivio di Stato di Lucca, che annunciava per il giorno di marted\u00ec grasso un corso ed una serie di veglioni. Ma gi\u00e0 trent\u2019anni prima, sempre nel Granducato di Toscana, l\u2019illuminato Pietro Leopoldo II d\u2019Asburgo Lorena tra il 1843 e il 1846 aveva commissionato con una finalit\u00e0 propagandistica al pittore di corte Giovanni Signorini, padre del futuro artista macchiaiolo Telemaco, destinato ad oscurarne la fama, cinque dipinti di tenore autocelebrativo raffiguranti le pi\u00f9 importanti feste cittadine &#8211; <em>Fuochi d\u2019artificio dal ponte alla Carraia<\/em>, il <em>Palio dei cocchi in Santa Maria Novella,<\/em> la <em>Corsa dei barberi al Prato<\/em> e la <em>Befana al mercato nuovo<\/em> &#8211; tra le quali <em>Berlingaccio<\/em>. Un soggetto tipicamente fiorentino e non riconducibile ad un contesto religioso ma legato al corteo di carrozze che il gioved\u00ec grasso, appunto, da piazza Santa Croce, sfilando di fronte al Duomo e in via Tornabuoni, terminava il percorso in piazzetta Santa Trinita. Una sorta di <em>performance<\/em> ante litteram praticata in spazi urbani attraverso studiate coreografie e con l\u2019ausilio di un accompagnamento sonoro. Doveva essere davvero liberatorio assistere o addirittura prendere parte a quel corteo allegro e vociante che incontrandosi e mescolandosi con il pubblico permetteva a quest\u2019ultimo, in virt\u00f9 del solo contatto, di partecipare a questa azione sinergica di arte, musica, danza e teatro. Protagonista indiscussa era, infatti, una folla chiassosa e danzante animata da maschere che con la loro genuina vitalit\u00e0 ed un\u2019incontenibile joie de vivre intendevano travalicare confini, gerarchie ed annullare le distanze sociali. Era finalmente cominciata una nuova era dopo i severi provvedimenti emanati da Napoleone sul finire del XVIII secolo, volti ad abolire per ragioni di sicurezza qualsiasi tipo di festeggiamento in maschera e rappresentazione teatrale. E pure di un nuovo orizzonte posto a una distanza siderale rispetto agli elitari ed esclusivi <em>bals masqu\u00e9s<\/em>, molto diffusi in epoca Impero, solitamente ispirati a un soggetto storico.<\/p>\n<p>Anche a Viareggio l\u2019evoluzione fu rapida: dalle semplici carrozze decorate ai grandi carri allegorici il passo fu breve, inaugurando una tradizione artistica originale e duratura che avrebbe unito ingegno, tecnica e creativit\u00e0 in un rito laico collettivo di grande impatto visivo e culturale. Secondo quanto riportato nel 1923 sulla rivista \u201cViareggio in Maschera\u201d, pubblicazione popolare legata all\u2019ambiente del Carnevale e alla sua dimensione satirica, riccamente illustrata con caricature, vignette e componimenti in vernacolo, l\u2019idea nacque durante una riunione a base di budini e marsala al Caff\u00e8 del Regio Casin\u00f2 tra alcuni giovani borghesi che da Lucca erano soliti trasferirsi a Viareggio nei mesi invernali per godere del suo clima mite e temperato. Furono loro a decidere di organizzare una sfilata di carrozze addobbate lungo la Via Regia, da cui Viareggio prende il nome, per festeggiare il Carnevale. I viareggini, fortemente legati alla propria identit\u00e0 locale e spesso in tensione con le \u00e9lite lucchesi, trovarono nella sfilata carnevalesca un\u2019occasione per affermare la propria partecipazione alla vita collettiva della citt\u00e0. La presenza alla festa consent\u00ec loro di manifestare in forma simbolica il proprio protagonismo, trasformando la sfilata in un momento di riconoscimento civico e di espressione culturale condivisa. Durante la prima edizione, per\u00f2, accadde qualcosa di significativo: accanto al corteo di persone in festa comparvero carri decorati con finalit\u00e0 critica ed ironica che prendevano in giro l\u2019amministrazione pubblica soprattutto per l\u2019emanazione delle severe ed elevate disposizioni tributarie. Da subito, quindi, il Carnevale di Viareggio assunse una forte connotazione di satira politica e sociale che ancora oggi lo caratterizza. Del resto, alla fine dell\u2019Ottocento quella piccola cittadina costiera affacciata sul Tirreno piano piano stava imponendosi come meta di soggiorno e centro balneare di primo piano, in grado di garantire effetti benefici per la salute grazie a bagni di mare e sabbiature. Emergendo rispetto a Livorno ed acquisendo un nuovo ruolo nel panorama turistico e culturale italiano, Viareggio cominciava ad essere frequentata dalla borghesia toscana e nazionale. Il Carnevale nacque quindi in un contesto di sviluppo turistico della citt\u00e0, di affermazione della borghesia urbana e in un clima politico post-unitario, con tensioni legate a tasse e ad un\u2019iniqua gestione amministrativa. La festa divenne cos\u00ec uno spazio pubblico in cui il popolo attraverso la caricatura poteva esprimere pungenti critiche verso il potere. I primi carri, trainati da bovi, erano molto rudimentali; i pianali provenivano dai cantieri della Darsena viareggina o dalle cosiddette \u201cmambrucche\u201d di Pietrasanta o di Seravezza dove erano usati per trasportare i marmi estratti dalle cave nelle Apuane al Forte dei Marmi per essere imbarcati sui navicelli. Tra i primi carri animati da maschere e recanti al centro una tavola riccamente imbandita, si distinse nel 1883 uno dal titolo \u201cI quattro mori\u201d, realizzato dalla Regia Marina e riproducente il monumento simbolo di Livorno. Segu\u00ec il periodo dei cosiddetti \u201ccarri trionfali\u201d di carattere storico e sociale volti a riprodurre i traguardi del progresso come il Traforo del Sempione, i capolavori artistici universalmente riconoscibili e le invenzioni scientifiche dell\u2019epoca realizzate in diversi materiali come legno, gesso, scagliola e juta. \u201cIl trionfo dei fiammiferi\u201d, ad esempio, riproduceva una scatola di cerini aperta da cui uscivano tanti figuranti vestiti da fiammiferi.<\/p>\n<p>Nel corso dell\u2019Ottocento, il Carnevale aliment\u00f2 la creativit\u00e0 di numerosi artisti, stimolando una riflessione sulle tradizioni popolari e sull\u2019immaginario festivo che avrebbe influenzato la produzione visiva dell\u2019epoca. E se a livello letterario divenne una fonte di ispirazione indagare identit\u00e0, critica sociale e possibilit\u00e0 narrative del travestimento come per <strong>Heinrich Heine<\/strong> o <strong>Victor Hugo<\/strong> che vi attinsero per narrare il grottesco e il sovvertimento sociale, in pittura non possiamo dimenticare autori come Carlo Bossoli, Ippolito Caffi, Giacomo Favretto, Carlo Grubacs, Bartolomeo e Achille Pinelli e Francesco Hayez. Ma forse il primato, a parte i meno noti Ferruccio Scattola, Pio Joris e Antonio Zona, spetta ad un pittore emiliano, Gaetano Chierici. Uno dei pittori di genere che pi\u00f9 intensamente hanno indagato la dimensione ludica ed infantile del Carnevale, distinguendosi soprattutto per il dipinto de <em>La Maschera<\/em>, opera realizzata in pi\u00f9 versioni, in cui l\u2019osservazione attenta della vita quotidiana si fonde con la teatralit\u00e0 e il grottesco della tradizione carnevalesca.<\/p>\n<p>[\/vc_column_text][vc_single_image media=&#8221;34005&#8243; caption=&#8221;yes&#8221; media_lightbox=&#8221;yes&#8221; media_width_percent=&#8221;50&#8243; uncode_shortcode_id=&#8221;134540&#8243;][\/vc_column][\/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text uncode_shortcode_id=&#8221;137609&#8243;]di Elisabetta Matteucci da Il Giornale dell&#8217;Arte, marzo 2026 [\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text uncode_shortcode_id=&#8221;256306&#8243;] Da molti anni in febbraio presso il Museo del Carnevale di Viareggio, allestito all\u2019interno della Cittadella del Carnevale, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_monsterinsights_sitenote_active":false,"_monsterinsights_sitenote_note":"","_monsterinsights_sitenote_category":0,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[80,1],"tags":[],"class_list":["post-34003","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-news","category-senza-categoria"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il Carnevale viareggino nell\u2019Ottocento. 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