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	<title>Impressionismo francese opere Archivi - Istituto Matteucci</title>
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	<description>Studio e catalogazione dell&#039;arte italiana del XIX secolo</description>
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		<title>La &#8220;Révolution&#8221; di Guy Cogeval</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Istituto Matteucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2014 05:23:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ad Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Guy Cogeval Direttore e Presidente del Museo d'Orsay]]></category>
		<category><![CDATA[Impressionismo francese opere]]></category>
		<category><![CDATA[perizie certificate quadri 800 e macchiaioli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Marco Carminati, Il Sole 24Ore , 4 maggio 2014 &#160; &#160; &#160; &#160; Guy Cogeval è diventato il presidente [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.istitutomatteucci.it/guy-cogeval-museo-dorsay-direttore-impressionismo/">La &#8220;Révolution&#8221; di Guy Cogeval</a> proviene da <a href="https://www.istitutomatteucci.it">Istituto Matteucci</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Marco Carminati, Il Sole 24Ore , 4 maggio 2014</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-10364"></span></p>
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<p>Guy Cogeval è diventato il presidente dei musei d&#8217;Orsay e dell&#8217;Orangerie di Parig<a href="index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=624;mostre-nel-tempo&amp;catid=87;l-istituto&amp;Itemid=546">i</a> e direttore delle sue collezioni nel 2008, e in questi sei anni ha impresso alla celebre istituzione, culla dell&#8217;Impressionismo, una sorta di rivoluzione copernicana.</p>
<p>Una rivoluzione operata su due fronti. Innanzitutto il fronte interno. Appena assunta la responsabilità della direzione, Cogeval ha messo in cantiere il rifacimento da cima a fondo della Gare d&#8217;Orsay, smobilitando di fatto il primo allestimento realizzato da Gae Aulenti. persa la <em>facies </em>algida e un po&#8217; ospedaliera che le aveva impresso l&#8217;Aulenti, il Musée d&#8217;Orsay si presenta oggi con pavimenti in legno, pareti colorate, luci calde e soffuse che avvolgono e valorizzano i celebri capolavori dei maestri&nbsp; impressionisti e postimpressionisti. Oltre al rifacimento, Cogeval ha reso il museo oltremodo attrattivo organizzando mostre di grande interesse, come quella ora in essere su Gustave Doré, e non temendo di sfiorare i confini della provocazione, come con la mostra della precedente stagione, dedicata al nudo maschile. Facendo tutto ciò, il presidente-direttoreha assolto il suo compito. In realtà, questo è solo uno dei fronti su cui opera, perchè da quando Cogeval è alla guida, il Musée della Gare d&#8217;Orsay è diventato un vero e proprio &#8220;opificio di mostre&#8221;che vengono qui ideate e prodotte per essere spedite in tutto il mondo come potenti ambasciatrici delle collezioni permanenti. Anche l&#8217;Italia beneficia di questa &#8220;politica estera&#8221; del museo parigino. Il nostro Paese ha ospitato di recente ben quattro rassegne partite dalla Gare d&#8217;Orsay: quella di Manet a Venezia, le due di Torino e quella ospitata in questi mesi al Complesso del Vittoriano di Roma (a cura di Guy Cogeval e Xavier Rey, fino all&#8217;8 giugno, Catalogo Skira) che racconta le collezioni del museo parigino attraverso sessanta capolavori di Corot, Seurat, Manet, Degas, Renoir, Van Gogh e Gauguin.</p>
<p>Intervistare Guy Cogeval è facile:il direttore è quasi sempre in Italia.</p>
<p>&#8220;Sì, io amo molto questo Paese &#8211; conferma Cogeval &#8211; anche perchè sono mezzo italiano: mia madre era piemontese e io ho imparato da lei la lingua di dante, seppure con qualche inflessione piemontese.</p>
<p><strong>Ma poi, c&#8217;è stato un periodo di studio in Italia, vero?</strong></p>
<p><strong><br data-mce-bogus="1" /></strong>&#8220;Certamente. Dopo aver studiato a Parigi arte romanae paleocristianae il Manierismo italiano &#8211; come vede nulla a che fare con gli Impressionisti &#8211; sono venuto al principio degli anni Ottanta a fare ricerche a Villa medici di Roma. Qui, ho studiato le scenografie italiane da Verdi a Puccini e ho avuto molti amici&nbsp; che erano musicisti, pittori, scultori. Ho incontrato Achille Bonito Oliva, Claudio Abbado e Carlo Maria Giuliani. E&#8217; stata per me un&#8217;esperienza così eccezionale da desiderare di restare in Italia a lavorare nella diplomazia culturale. Ma Michel Laclotte mi ha richiamato a Parigi per collaborare alla nascita del Musée d&#8217;Orsay&#8221;.</p>
<p><strong>E&#8217; iniziata così la sua avventura nel nuovo museo.</strong></p>
<p>&#8220;In realtà, ho lavorato al varo del museo, aperto nel 1987, ma poichè la squadra era già al completo me ne sono allontanato, accettando altri incarichi prima a Parigi poi a Montreal, in Canada dove sono diventato direttore del Museo di Belle Arti e anche cittadino canadese. Ma molti, in Francia, dal 2005 al 2006, mi hanno incoraggiato a considerare la possibilità di un rientro non solo a Parigi ma anche tra i ranghi direttivi del Musée d&#8217;Orsay&#8221;.</p>
<p>E così è avvenuto. Dopo l'&#8221;esilio&#8221; canadese, nel gennaio 2008 Guy Cogeval è stato nominato presidente del Musée d&#8217;Orsay e direttore delle collezioni, e da quel momento è cominciata la sua doppia rivoluzione: la ristrutturazione del museo e il suo rilancio nel mondo attraverso le mostre.</p>
<p>&#8220;Rinnovare il museo è stato molto importante per il suo rilancio, ma sono molto importanti per la vita e , sottolineo, per l&#8217;economia del museo, anche le mostre itineranti da noi organizzate&#8221;.</p>
<p><strong>Il punto è interessante: qual&#8217;è la &#8220;ricetta Cogeval&#8221; a proposito delle mostre itineranti che possono alimentare l&#8217;economia del museo?</strong></p>
<p>&#8220;Brasile, Messico, Giappone, Corea, Singapore sono aree del mondo in eccezionale espansione economica che hanno sete di cultura. La &#8220;ricetta Cogeval&#8221; è questa: primo, avere al museo tutti funzionari giovani perchè solo i giovani hanno idee molto aperte sulla necessità che il nostro museo sia presente su tutti i continenti. Secondo, l&#8217;Impressionismo e la nostra cultura sono tra le risorse più preziose della nostra nazione. Questo &#8220;tesoro&#8221; dobbiamo metterlo a frutto in vario modo, o producendo progetti di mostre che vendiamo all&#8217;estero, o facendo pagare benefici vari (restauri, protezioni, casse speciali, eccetera) a chi ci chiede opere in prestito. Dobbiamo fare così semplicemente perchè anche noi riceviamo sempre meno soldi dallo Stato per il mantenimento della raccolta. Iniziative come queste servono a far quadrare il bilancio, e con tali iniziative &#8211; che ci rendono circa 5 milioni l&#8217;anno &#8211; noi riusciamo a coprire il 60% del fabbisogno del museo&#8221;.</p>
<p><strong>Ma la &#8220;ricetta&#8221; è apprezzata in Francia?</strong></p>
<p>&#8221; La &#8220;ricetta&#8221; è vista anche da noi con sospetto. Cìè sempre chi si lamenta che faccio pagare ad altri ciò che lo Stato Francese non ci paga più. E&#8217; un paradosso, ma pazienza&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.istitutomatteucci.it/guy-cogeval-museo-dorsay-direttore-impressionismo/">La &#8220;Révolution&#8221; di Guy Cogeval</a> proviene da <a href="https://www.istitutomatteucci.it">Istituto Matteucci</a>.</p>
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