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	<title>Istituto Matteucci specializzato nella valutazioni stima perizia expertise autenticha su quadri opere e dipinti di Giovanni Boldini Archivi - Istituto Matteucci</title>
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	<description>Studio e catalogazione dell&#039;arte italiana del XIX secolo</description>
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		<title>Talento indiavolato di Boldini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Istituto Matteucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2015 08:00:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ad Arte]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Boldini perizie expertise valutazioni e stime su quadri e dipinti di Giovanni Boldini Istituto Matteucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al Museo di San Domenico duecento opere tra dipinti, schizzi di studio, disegni, acquerelli e incisioni rivelano un superbo inventore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Al Museo di San Domenico duecento opere tra dipinti, schizzi di studio, disegni, acquerelli e incisioni rivelano un superbo inventore di moderne iconografie</p>
<p>di <strong>Fernando Mazzocca</strong>, Il Sole24Ore, 1 febbraio 2015</p>
<p>
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</p>
<p>L&#8217;impegno della Fondazione Cassa de&#8217; Risparmi di Forlì, i vasti spazi del San Domenico e nuovi decisivi approfondimenti&nbsp; su questo grande protagonista della scena artistica internazionale tra i due secoli, passato dalla Firenze dei <strong>Macchiaioli</strong>&nbsp; alla Parigi degli Impressionisti, hanno consentito&nbsp;&nbsp; di realizzare la rassegna&nbsp; più completa ed articolata su Boldini, almeno dalla grande mostra del 1963 presso il Musée Jacquemart-André, quando il suo più fedele interprete Jean Louis Vaudoyer riproponeva all&#8217;attenzione del pubblico e della critica un artista che a partire dalla prima guerra mondiale era stato archiviato&nbsp; con la fine dell&#8217;epoca e del mondo, quelli della Belle &nbsp;Epoque, di cui era stato l&#8217;inarrivabile interprete. Quando era scomparso, vecchissimo, nel 1931 era come se, artisticamente, forse morto ormai da un pezzo, almeno da una decina d&#8217;anni, dato che il progressivo aggravarsi dei problemi alla vista e la sordità avevano un drastico calo di una attività pittorica, caratterizzata nel mezzo secolo precedente da una produzione vorticosa e quasi sempre all&#8217;altezza del suo genio versatile.</p>
<p>Anche se si trattava di una genialità che, considerata sempre ai limiti di un troppo esibito virtuosismo, aveva determinato tanto il successo presso i collezionisti ed il pubblico,quanto la diffidenza da parte di una critica non sempre disposta a perdonarne gli eccessi e a riconoscergli le qualità dell&#8217;artista vero. Era stato il caso di un esponente delle Avanguardie come <strong>Ardengo Soffici</strong> che nel 1909, anno di nascita del Futurismo, lo aveva un po&#8217; massacrato, concludendo che &#8220;non è nè un creatore, nè un poeta, si può persino dubitare che sia un pittore&#8221;. Se mai era stato solo uno straordinario testimone del suo tempo, ma soprattutto &#8220;un commentatore malevolo&#8221;. Soffici aggiungeva una strana, ma non del&nbsp; strampalata, teoria. Nei suoi celebri ritratti, dove la critica precedente aveva semplicemente parlato di uno spirito irriverente o caricaturale, egli intravedeva un atteggiamento di rivalsa, per cui il &#8220;figlio di contadini&#8221; avrebbe spresso una sorta di odio di classe verso la &#8220;gente del bel mondo&#8221;, &#8220;questi nemici tradizionali della sua razza&#8221;, rappresentandoli &#8220;con occhi ostili, freddissimi&#8221; e cercando di &#8220;scoprirne, soprattutto, le tare fisiche e morali&#8221;.</p>
<p>Ma ad un altro fiancheggiatore delle stesse Avanguardie, addirittura la musa di Picasso Gertrude Stein &#8211; nei tempi in cui il suo idolo creava le <em>Demoiselles d&#8217;Avignon</em> che rappresentano quanto di più lontano dalle lenguide <em>femmes-fleures</em> boldiniane &#8211; la sua pittura apparì sotto tutt&#8217;altri termini, tanto da impegnarla in una dichiarazione assolutamente lusinghiera nei suoi confronti: &#8220;Tutta la nuova scuola è nata da lui perchè egli per primo ha semplificato la linea e i piani. Quando i tempi avranno situato i valori al posto giusto, <strong>Boldin</strong>i sarà considerato il più grande pittore del secolo scorso&#8221;. Questo risarcimento in qualche misura c&#8217;è stato ed ha avuto tra i suoi portavoce uno dei maggiori storici dell&#8217;arte del secolo scorso, Carlo Ludovico Ragghianti. Rimasto folgorato dalla grande mostra parigina del 1963, si era ravveduto superando i propri precedenti pregidizi che lo avevano portato a considerazioni simili a quelle di Soffici. Ora, misurandosi finalmente con la bellezza di opere prima mai viste, aveva potuto scoprire nell&#8217;artista che sino allora gli era parso troppo condizionato, se non schiacciato, dal gusto &#8211; e per certi versi il &#8220;cattivo&#8221; gusto &#8211; dell&#8217;epoca, un interprete raffinato, moderno e consapevole. Dopo essersi confrontato con i protagonisti del ritratto mondano, come Stevens, Sargent, Whistler e Zorn, egli si sarebbe infine concentrato su Manet, viatico per meditare Velàzquez e Goya, soprattutto Frans Hals. Evidente è anche il confronto con Van Dyck che, per la prima volta, gli è accostato, attenti come <strong>Diego Martelli</strong> che lo vide all&#8217;opera e gli perdonò il tradimento degli ideali macchiaioli, quando da Firenze si era trasferito nel 1871 a Parigi per seguire la sirena di Goupil, il mercante che lo aveva reso subito ricco. Per rendere la facilità e la destrezza con cui realizzò nel corso degli anni settanta i piccoli quadri di scenette mondane, contemporanee o in costume, che gli venivano ordinati, notò divertito che &#8220;Boldini piscia quadri ridendo come un giocatore di bussolotti fa sparire le palline di sotto i bussolotti&#8221;.&nbsp; Mentre i suoi dipinti apparivano del tutto particolari con &#8220;delle parti eseguite con minuzia incredibile&#8221;, alternate a &#8220;delle pari capricciosamente lasciate, senza che questa minuzia o questo lascito abbiano nè punto, nè poco, la fisionomia del ciarlatanismo, o di colui che vuole darla da bere agli ignoranti della folla dorata&#8221;.</p>
<p>Come dimostrano bene le sezioni della mostra, &nbsp;Boldini è stato un artista estremamente versatile, non solo per la diversità dei mezzi impiegati&nbsp; &#8211; si è cimentato anche nella decorazione murale dipingendo con grandi paesaggi toscani un ambiente dekka Villa La Falconiera presso Pistoia di cui per la prima volta vengono esposti alcuni pannelli &#8211; , ma anche per i generi che ha praticato. Ogni volta ci appare un pittore diverso. Prima quando inventa una nuova formula di ritratto, apprezzata molto da <strong>Signorini</strong>, con le incantevoli tavolette dove i personaggi sono ripresi non su uno sfondo neutro ma all&#8217;interno di ambienti affollati di oggetti.&nbsp; Siamo nella seconda metà degli anni sessanta, accolto a Firenze come uno di loro dai Macchiaioli, da lui ritrattati con grande trasporto. Passato a Parigi mostrò tutto il suo estro&nbsp; non solo nei quadretti di genere sopra ricordati, eseguiti per assecondare soprattutto i nuovi ricchi americani clienti di Goupil, ma anche nel paesaggio, lasciandoci bellissime vedute della campagna francese, reso con un&#8217;attenzione analitica tutta il contrario della sintesi impressionista, e nelle indimenticabili immagini di Parigi,&nbsp; soprattutto nelle scene di vita moderna catturate&nbsp; lungo le strade affollate,&nbsp; davanti e dentro ai caffè o nei mitici locali, come quando si ritrasse verso il 1889 all&#8217;interno del Moulin -Rouge nel dipinto, come altri anche di Degas, giunto a forlì dal Musèe d&#8217;Orsay. Ma la parte più consistente della rassegna è dominata &#8211; come era inevitabile- dai grandi ritratti feminili dove ha reso immortali quelle che chiamava le &#8220;divine&#8221;. Si tratta, come ricorderà negli anni cinquanta del Novecento Berenson che aveva avuto l&#8217;occasione di incontrarlo a Parigi all&#8217;inizio del secolo, delle &#8220;lungiformi signore dell&#8217;alta società internazionale, che, nelle sue tele, appaiono dipinte come sotto a un vetro traslucente&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.istitutomatteucci.it/giovanni-boldini-stime-perizie-expertise-valutzioni-di-quadri-e-dipinti-di-giovanni-boldini/">Talento indiavolato di Boldini</a> proviene da <a href="https://www.istitutomatteucci.it">Istituto Matteucci</a>.</p>
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