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	<title>Restaurare quadri dell&#039;800 900 e macchiaioli Archivi - Istituto Matteucci</title>
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	<description>Studio e catalogazione dell&#039;arte italiana del XIX secolo</description>
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		<title>Quando restaurare il danno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Istituto Matteucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jun 2014 06:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie ad Arte]]></category>
		<category><![CDATA[quadri dell'800 in vendita a Società di Belle Arti Viareggio]]></category>
		<category><![CDATA[Restaurare quadri dell'800 900 e macchiaioli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Luisa Mensi, Il Sole 24Ore, 16 giugno 2014 &#160; &#160; Tra i tanti luoghi comuni divenuti di dominio pubblico [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.istitutomatteucci.it/restauro-quadri-dell-800-900-e-macchiaioli/">Quando restaurare il danno</a> proviene da <a href="https://www.istitutomatteucci.it">Istituto Matteucci</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>di Luisa Mensi, Il Sole 24Ore, 16 giugno 2014</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span id="more-10368"></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra i tanti luoghi comuni divenuti di dominio pubblico negli ultimi decenni c&#8217;è quello che l&#8217;arte contemporanea non sia fatta per durare nel tempo. In nessuna epoca, per ragioni anche molto diverse, sono state conservate tutte le opere d&#8217;arte prodotte, a causa di guerre, distruzioni, eventi naturali, materiali scadenti o cattiva tecnica di esecuzione. Negli ultimi due secolo poi, si sono accorciati in maniera inversamente proporzionale i tempi per il naturale assestamento di materiali da adoperare, o i necessari tempi della sperimentazione. E da quando le avanguardie di inizio &#8216;900 hanno portato l&#8217;arte nella vita moderna e la vita moderna nell&#8217;arte, è divenuto lecito adoperare qualunque materiale per fare arte, non ritenendo più di primaria importanza l&#8217;aspetto della durabilità. Se le istituzioni si tengono aggiornate su artisti, materiali e tecniche, i privati spesso non hanno chiara consapevolezza di ciò che si è acquisito sotto forma di opere d&#8217;arte. Molte opere recenti, come quelle che comprendono apparati elettrici o elettronici, sono soggette&nbsp; ad una rapida obsolescenza e alla necessità di manutenzione molto frequente così come quelle opere che sono tutte o in parte composte da elementi deteriorabili che vanno periodicamente sostituiti come l&#8217;insalata nell&#8217;opera di Giovanni Anselmo o la frutta e gli ortaggi&nbsp; in alcune opere di Mario Merz. Per non parlare di quelle opere che possono comprendere una forma di vita, come il pesce rosso nella vasca di Jannis Kounellis. Va poi distinto l&#8217;inevitabile invecchiamento dei materiali dall&#8217;evoluzione programmatica che hanno alcune opere d&#8217;arte;pertanto ci sono casi in cui è lecito sostituire le parti, seppur deteriorato, va conservato com&#8217;è. L&#8217;aumentata richiesta di opere da parte del mercato fa sì che le stesse vagabondino per anni tra mostre, depositi, mercanti, fiere e case d&#8217;asta, prima di approdare stabilmente a collezioni pubbliche o private. E se l&#8217;eccessivo girovagare delle opere ha incrementato in maniera esponenziale la probabilità di danni traumatici e climatici, dall&#8217;altro bisogna fare i conti con la fragilità di alcuni lavori dovuta sia al disinteresse dell&#8217;artista per la loro durabilità, sia all&#8217;avversione più programmatica per le consolidate tecniche tradizionali e alla contestuale sperimentazione di materiali e prodotti immessi dall&#8217;industria sul mercato o di <em>object trouvé</em> mutuati dalla vita quotidiana. A causa quindi dell&#8217;ampiezza del panorama dell&#8217;arte di oggi ci troviamo di fronte a lavori che presentano un diverso grado di difficoltà nell&#8217;intervento di restauro. Il percorso è&nbsp; obbligato se il recupero di un bene è per la collettività, come avviene per le opere dei musei, pubbliche e inalienabili, anche quando non raggiunge risultati ottimali.. Se viceversa l&#8217;opera è in mano a un privato che deve poterne usufruire sul piano estetico ed economico, in qualche momento e nelle migliori condizioni, allora il discorso sul restauro cambia. Per l&#8217;opera contemporanea ancora in circolazione nel mercato, l&#8217;intervento di restauro viene visto come un impoverimento tale da poterne determinare una diminuzione del valore commerciale; è quindi una necessità tenere riservate le relative informazioni. E&#8217; quindi molto importante lavorare a monte con interventi conservativi e preventivi e questo anche se negli ultimi anni la pratica del restauro si è indirizzata su interventi sempre meno invasivi &#8211; i minimi interventi &#8211; che si avvalgono di metodologie e prodotti mirati, con l&#8217;ausilio di indagini chimico-fisiche che aiutano a circoscrivere l&#8217;intervento. Una sensibile differenza rispetto al restauro dell&#8217;arte antica, è la diversa tutela giuridica cui è soggetta l&#8217;opera contemporanea anche nell&#8217;intervento di restauro: per le opere che hanno meno di 50 la tutela è affidata all&#8217;artista o a chi, in sua vece, ne salvaguarda il nome e l&#8217;operato: eredi, archivi e fondazioni. La legge, tuttavia, non cita esplicitamente il restauro, ma l&#8217;intervento qualora non adeguato, può essere assimilato ad una manomissione e pertanto portare, in casi estremi, alla possibilità di riconoscimento dell&#8217;opera da parte dell&#8217;artista. Con conseguenze inimmaginabili. E&#8217; quindi molto importante lavorare in accordo con l&#8217;artista o con un professionista di sua fiducia.</p>
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