Bison Giuseppe*
BISON GIUSEPPE
Trieste 1809 - Milano dopo il 1883
Figlio del più famoso pittore Giuseppe Bernardino, seguì forse gli insegnamenti del padre dedicandosi alla pittura da cavalletto. Stabilitosi nel 1831 aMilano insieme alla famiglia, espose per molti anni alle mostre annuali dell’Accademia di Brera con opere che apparvero alla critica contemporanea molto vicine alla maniera paterna. Propose sempre i medesimi soggetti sino all’ultima partecipazione all’Esposizione del 1883, restando ancorato al Vedutismo neocanalettiano del primo Ottocento (Veduta dell'isola di San Giorgio in Venezia con chiaro di luna, esposto a Brera nel 1847; Paesaggio con mercato, presentato a Brera nel 1852; Il ritorno del Bucintoro, esposto a Brera nel 1859) e a una disimpegnata pittura di genere di gusto neolandese (Il palazzo Rezzonico veduto di notte con episodi in costumi del XVIIl secolo, esposto a Brera nel 1863).
Bisogno Vincenzo*
BISOGNO VINCENZO
Torre Annunziata (Napoli) 1866 - ?
Frequentò l’Accademia di Belle Arti di Napoli maturando una formazione da paesaggista; in una delle prime uscite in pubblico presentò II panorama di Torre Annunziata (Esposizione Nazionale di Palermo nel 1891). Trasferitosi a San Paolo del Brasile nel 1897, lavorò anche come ritrattista. Rientrato in Italia, nel 1903 affrescò nella chiesa dell’Immacolata di Torre Annunziata Un episodio del colera del 1836 a Torre Annunziata, La nascita della Madonna e La presentazione al tempio, I simboli della fede.
Bisi Antonietta*
BISI ANTONIETTA
Milano 1813 - 1886
Figlia di G. Bisi e della pittrice E. B. Legnani, all’inizio si accostò alla pittura sotto la guida del padre prima di iscriversi a Brera, dove fu allieva di F. Hayez. Fu ritrattista apprezzata dall'aristocrazia milanese (Ritratto della defunta nob. Paola Agnesi, per l’ospedale della Fatebenesorelle su commissione della contessa Laura Visconti Ciceri; Ritratto d'uomo, eseguito su commissione della contessa di Beigioioso). Realizzò anche dipinti legati a tematiche risorgimentali (Enrico Dandolo, Emilio Dandolo, Milano, Museo del Risorgimento).
Biscarra Costantino*
BISCARRA COSTANTINO
Attivo a Torino fra il 1855 e il 1875
I cataloghi delle promotrici delle Belle Arti di Genova e Torino documentano l'attività del pittore negli anni tra il 1855 e il 1875. Le opere, eseguite a olio con l’eccezione del carboncino Tra il fosco e il chiaro (presentato a Torino nel 1875), rivelano la predilezione per il paesaggio (Veduta di un antico acquedotto in Sardegna, esposto a Genova nel 1855; Mattino d'autunno tra Brescia e Colle Beato, esposto a Torino nel 1870; Piccolo ricordo della Valle d'Aosta, esposto a Torino nel 1874), cui si affiancano la natura morta (Gruppo di frutta, esposto a Genova nel 1864) e, talvolta, i temi storici e le scene di genere.
Biglioli Adamo*
BIGLIOLI ADAMO
Romano di Lombardia (Bergamo) 1810 - 1874
Allievo di C. Diotti all’Accademia Carrara, si applicò soprattutto al ritratto, lavorando per committenti bergamaschi e milanesi. Tra il 1833 e il 1845 partecipò alle esposizioni della Carrara sia con ritratti sia con soggetti religiosi. Della sua produzione, ricordata come piuttosto consistente, sono stati identificati una pala di impostazione accademica, conservata nella chiesa di Santa Chiara dell’Istituto Botta di Bergamo, e il Ritratto del padre del tenore Rubini nel Museo Rubini di Romano.
Bigatti Giovanni*
BIGATTI GIOVANNI
Milano 1774 - 1817
Si formò come pittore e calcografo a Milano con G. Errante di cui incise vari lavori (Allegoria Napoleonica, Il conte Ugolino, Endimione, Giove e il cigno). A Roma soggiornò dal 1805 al 1810 come pensionato dell'Accademia Italica; lasciò nella chiesa di San Lorenzo in Panisperna un Crocefisso dipinto e in Sant’Eustachio un San Michele, opera in cui sono evidenti i caratteri della scuola bolognese specie nel contrasto tra la parte superiore, dai toni scuri, e quella inferiore vivacizzata dai bagliori infernali.
Bianco Beniamono*
BIANCO BENIAMINO
Fasano (Brindisi) 1863 - 1938
Sollecitato all’arte dal fratello Tommaso, studiò all’istituto di Belle Arti di Napoli seguendo le lezioni di G. Toma; al maestro rimarrà debitore della vena di intimismo e delle scelte cromatiche dei suoi quadri di genere. Nel 1885 si trasferì a Parigi con il fratello (il quale lavorò nello studio fotografico di F. T. Nadar) e qui rimase per cinque anni, dedicandosi soprattutto alla fotografia. Nel 1901 tornò nella sua città natale: oltre ai ritratti, alle nature morte, alle scene di genere, si dedicò alle tele di paesaggio, con vedute della campagna circostante e con nitidi scorci urbani (Tetti di Fasano, coll. privata).
Bianchini Lorenzo*
BIANCHINI LORENZO
Udine 1825 - 1892
Si formò alla Scuola di Figura di G. Mattioni e si dedicò esclusivamente all’arte sacra; la sua pittura accademica, di solido impianto disegnativo, riscosse notevole successo in Friuli, dove lasciò affreschi e pale d’altare. La sua opera principale fu la decorazione della basilica della Beata Vergine delle Grazie a Udine, eseguita tra il 1870 e il 1886 con la collaborazione del decoratore F. Simoni.
Bianchini Antonio*
BIANCHINI ANTONIO
Roma 1803 - 1884
Umanista e teologo, nel 1827 fondò, con l’incisore F. Mercuri e G. Cannonieri, la Società Tipografica; tra il 1831 e il 1853 collaborò al Giornale Arcadico, a L'Album e a L'Ape Italiana. Nel 1830 fu ammesso all’Arcadia e dal 1833 al 1853 fu segretario della Società degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma, mentre nel 1848 pubblicò il “manifesto” del purismo romano: Del purismo nelle Arti, firmato da J. Overbeck, T. Minardi e P. Tenerani. In pittura si allineò a quei principi, sia nel preferire soggetti sacri sia nello stile (ispirato questo a Raffaello “giovane”), come risulta evidente nelle opere che si conservano all’Accademia di San Luca e nella pala della romana SS. Trinità dei Pellegrini. Come restauratore lavorò nella Galleria delle Carte al Vaticano (1850), nella cappella sotterranea di Santa Scolastica a Subiaco (1853-1854) e nella cappella del Corporale nel duomo di Orvieto (1855 e 1860).
Bianchi Mosè*
BIANCHI MOSÈ
Mairago di Lodi (Milano) 1836 - 1892
Dopo aver frequentato i corsi di F. Hayez presso l'Accademia di Brera, tra il 1865 e il 1868, grazie a una pensione comunale, completò la sua formazione a Ferrara e a Firenze. Assiduo fin dal 1864 alle mostre accademiche milanesi, vi debuttò con l'Entrata in Lodi dei collegati stranieri per opera di Lodovico Vistarini, cui seguiva il Lodovico Vistarini che medita di liberare la patria dal giogo straniero (Lodi, Palazzo Comunale). Fedele a una pittura di storia accurata e sapientemente descrittiva, ebbe il momento di maggiore fortuna con il Milton stretto dal bisogno vende a un libraio il suo poema (esposto a Brera nel 1875). Negli ultimi anni, sempre più penalizzato dall'omonimia con l'affermato pittore monzese, si ritirò definitivamente a Lodi, dove dipinse ritratti e piccole vedute di stesura più dimessa e corsiva (Panni al sole, Ore tranquille, coll. privata).

