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Barboni Vincenzo*

BARBONI VINCENZO
Città di Castello (Perugia) 1802 - 1859
Dopo un primo apprendistato presso il conterraneo G. Crosti, si perfezionò a Perugia, poi a Roma con T. Minardi e quindi a Bologna. Sin dalle prime opere (Sant'Andrea d'Avellino, Città di Castello, chiesa di San Giorgio) maturò un linguaggio composito, orientato sia al recupero delle forme della pittura umbra del Trecento sia del classicismo secentesco. Rientrato in patria nel 1832, ebbe impegnative commissioni come il Martirio di S. Lorenzo (1837, Città di Castello, Pinacoteca Comunale) dedicandosi anche alla ritrattistica (Antonio Lenzi e Orazio Bettacchini). Il successo ottenuto con l'arcaizzante Madonna e santi (1844) spinse il pittore a un'evoluzione in senso purista che dette nuovo impulso alla produzione degli ultimi anni.


Barbieri Giovanni*

BARBIERI GIOVANNI
Bologna 1780 - 1864
Allievo di G. Tambroni, svolse la sua lunga attività interamente a Bologna. La prima opera di cui si hanno notizie è Saffo che si getta dalla rupe (Bologna, Galleria d'Arte Moderna), con la quale nel 1808 si aggiudicò un premio Curlandese dell’Accademia di Bologna. In seguito partecipò regolarmente alle esposizioni annuali accademiche dal 1808 fino al 1856. Artista assai prolifico, si dedicò specialmente al paesaggio, affrontandone tutti i diversi generi: vedute di fantasia (specie di genere mitologico), marine e vedute urbane (quali le due versioni del Panorama di Bologna visto da San Michele in Bosco, datate 1811 e 1850, conservate a Bologna, Galleria d’Arte Moderna e coll. Cassa di Risparmio). Nella lunga e fortunata attività artistica conservò invariata la piacevolezza e il garbo di gusto classicista desunti dai modelli della tradizione secentesca bolognese. Fu accademico d’onore dell'Accademia di Bologna e di quella di Parma.


Barbieri Enrico*

BARBIERI ENRICO
Parma 1818 - 1888
Allievo di G. B. Borghesi all’Accademia parmense, nel 1842 vinse il premio annuale con L'incredulità di San Tommaso (Parma, Galleria Nazionale). Pensionato a Roma, inviò come saggio David con la testa di Golia (Parma, Galleria Nazionale). Rientrato a Parma ottenne dalla duchessa Maria Luigia diverse commissioni per chiese della provincia, in cui sperimentò modi stilistici diversi (S. Martino, Fontanelle, Parma; Le donne di Parma offrono alla Madonna degli Angeli, Parma, Galleria Nazionale). Nel Coscritto veneto (Bardi, Parma, Palazzo Comunale) s'accostò ai modi di G. Induno, mentre di garbato sapore biedermeier è lo Studio del pittore (1853, Parma, Collezioni Comunali). Partecipò con soggetti di genere alle esposizioni di Torino (1862), di Milano (1863) e di Parma (1870).


Barbiani Giovanni*

BARBIANI GIOVANNI
Ravenna 1795 - 1847
Discendente di una antica famiglia di artisti ravennati, fu avviato alla pratica artistica dal padre Luigi (1771-1831) e completò la sua formazione a Firenze presso lo studio di P. Benvenuti. Fervente patriota, entrò nell'ambiente aristocratico della sua città, presso il quale fu apprezzato anche come artista. Tra le rare opere che ci sono pervenute, la grande tela raffigurante II Trionfo di Bacco (Ravenna, soffitto della sala da pranzo di Palazzo Rasponi-Murat) è rivelatrice della sua adesione ai modi della pittura neoclassica.


Barbavara Costantino*

BARBAVARA COSTANTINO
Attivo in Piemonte fra il 1879 e il 1892
Di nobile famiglia, partecipò alle esposizioni di Belle Arti di Torino, Milano e Genova, documentato nei relativi cataloghi degli anni ‘80 e ‘90. Nel 1888 fu presente anche alla Italian Exhibition di Londra (Lago Maggiore). Trattò prevalentemente il paesaggio (Al mare - San Remo, esposto alla Promotrice di Torino del 1881) e scene di genere (Dal mercato, esposto alla Promotrice di Torino del 1879; Ore tranquille, esposto alla Permanente di Milano nel 1889).


Barbavara Alfonso*

BARBAVARA ALFONSO
Attivo in Piemonte fra il 1863 e il 1884
Documentato nei cataloghi delle esposizioni di Torino, Genova e Milano tra il 1863 e il 1884, espose in prevalenza ritratti (Massimo d'Azeglio, esposto alla Promotrice di Torino del 1867; Umberto I Re d'Italia, presentato all'Esposizione Nazionale di Torino del 1880), paesaggi, scorci di Biella e della campagna circo-stante (Reminiscenze di Biella, esposto alla Promotrice di Genova del 1877) e scene di genere (Infausta novella, esposto alla Promotrice di Torino del 1882). Sono numerosi anche i dipinti ispirati a episodi di storia recente, come L'attacco dei Bersaglieri al ponte di Goito (1867, Roma, Museo Storico dei Bersaglieri).


Barba Luigi*

BARBA LUIGI
Palermo 1828 - 1902
Avviatosi allo studio dell’architettura, seguì poi l’esempio dello zio paterno, il pittore G. Patricolo; allievo di G. Patania, dal maestro recepì, oltre ai principi neoclassici, anche elementi innovatori di stampo romantico. Approfondì gli studi a Roma, sotto la guida di G. B. Canevari e di F. Coghetti, e soggiornò a Firenze dove ebbe contatti con i Macchiaioli. Esordì con un dipinto di soggetto storico, La famiglia di Matteo Palizzi, premiato nel 1856 alla Promotrice di Palermo. Partecipò alle esposizioni con opere ispirate a temi del Ro-manticismo storico: nel 1861 a Firenze (Odalisca, ricordata anche come Pasqua nell'harem, Stella Mattutina e un dipinto storico); a Palermo nel 1863 e nel 1868 (Ruggero di Lauria, Palermo, Galleria Civica d’Arte Moderna), nel 1875 e nel 1891 (Cappella Palatina); a Napoli nel 1877; a Torino nel 1880 (Dopo una sconfitta - 13 marzo 1849) e nel 1884. Tra le sue opere più significative va ricordata La disfatta di Novara, donata al Palazzo Municipale di Palermo (trafugata nel 1976 dalla Galleria Civica d'Arte Moderna di Palermo).


Baratta Paolo*

BARATTA PAOLO
Noceto (Parma) 1874 - 1940
Allievo di C. Barilli al Reale Istituto di Parma, si aggiudicò diversi premi. Vinto il pensionato a Roma, frequentò l’Accademia libera e lo studio di L. Seitz. Tornato nella sua città nel 1897, ottenne altri riconoscimenti per un Giuramento di Pontida e per un Arcangelo. Trattò sia temi di genere (Visita al convento, Parma, Galleria Nazionale; Approfittando, esposto alla Triennale di Milano del 1894; Idillio romano, esposto alla Triennale di Milano del 1900) sia soggetti sacri (Visita a Santa Elisabetta, Parrocchiale di Pieve Ottoville, Parma). Nel 1911 assunse la cattedra di figura all'Accademia parmense, dove in seguito fu direttore. Nel 1913 partecipò al concorso per la decorazione musiva delle lunette del monumento a Vittorio Emanuele II a Roma.


Barabino Pietro*

BARABINO PIETRO
Genova 1822 - 1869
Nel 1836 si iscrisse all'Accademia Ligustica dove fu allievo prima di G. Fontana e poi di G. Isola. Anche miniatore e litografo (opere conservate a Genova, Museo del Risorgimento), si dedicò soprattutto alla pittura di genere, nella quale ebbe modo di manifestare la sua passione patriottica (Rimembranze dell'amante morto in Crimea, 1856). Partecipò alle esposizioni della Ligustica dal 1842 al 1846 (Ritratto di donna, Ritratto di uomo, Pescatori napoletani, Daniele nella fossa dei leoni), e in seguito a quelle della Promotrice genovese dal 1850 al 1868, soprattutto con ritratti, molti dei quali di personaggi illustri del suo tempo e principi di Casa Savoia, oppure quadri di genere (Lo studio del pittore e Due dilettanti di morra, 1865, entrambi a Genova, Galleria Civica d'Arte Moderna), nonché più raramente vedute, e opere di soggetto religioso e letterario.


Bandini Giorgio*

BANDINI GIORGIO
Siena 1830 - 1899
Allievo presso l’istituto d’Arte di Siena di A. Maffei e poi di L. Mussini, fu autore nella sua città di vaste imprese decorative, nelle quali utilizzò un repertorio ricco di inventiva ma anche di grande capacità di organizzazione e messa a punto dell’arredo pittorico, di solito conseguente a un restauro in stile. Fu attivo nel teatro de’ Rinnovati (1853) e nel vestibolo dell’Archivio di Stato allora costituito in Palazzo Piccolomini (1866-1867); fra il 1870 e il 1873 realizzò, in collaborazione con A. Franchi, la decorazione della loggia del Palazzo Bichi Ruspoli (oggi sede della Banca Nazionale delI'Agricoltura), con un arioso aggiornamento nell’uso del repertorio ornamentale antico. Prima del 1879 si dedicò alla suggestiva ricostruzione “storica” nel Palazzo del Capitano con finti arazzi, motivi geometrici e figure allegoriche in stile neo-giottesco. Dopo l’impegno nell’istituto Santa Teresa e nell'Ufficio Postale di Palazzo Spanocchi, Bandini fu richiesto per opere di vero restauro (loggia della Mercanzia, Duomo di Orvieto, chiostro dell'abbazia di Monte Oliveto Maggiore); la fama raggiunta gli fece ottenere commissioni a Roma (palazzi Odescalchi e Lavaggi) e in In-ghilterra (castello di Salisbury).


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