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Viola Tommaso *

VIOLA TOMMASO
Venezia 1810 ca. - dopo il 1854
Esistono pochi dati biografici su questo artista, autore di nitide prospettive animate da macchiette (L'albergo Metternich a Trieste, 1840, Treviso, Museo Civico). Socio d'arte delI'Accademia di Belle Arti di Venezia, partecipò con regolarità alle mostre promosse da quell’istituzione dal 1832 (Veduta del tempio della Salute, Veduta dell’Arena di Verona, Veduta di un molino sull’acqua; 1838, Veduta di Vespaglia in Dalmazia con la festa della Madonna d'Agosto,Veduta della Dogana, con barche, Avanzi del Foro del Palazzo di Diocleziano a Spalato, 1847, Paesaggio; 1854, La Porta della Carta).


Vinzio Giulio Cesare *

VINZIO GIULIO CESARE
Livorno 1881 - Milano 1940
Allievo di E. Banti, esordì alle mostre di Firenze del 1897 (Riposo) e del 1898 (Quiete) e l'anno seguente si trasferì nel capoluogo toscano per seguire le lezioni dell’anziano G. Fattori, nello studio presso l'Accademia. Divenuto molto amico di E. Sacchetti e di L. Andreotti, prese l'abitudine di recarsi con loro a dipingere dal vero nei dintorni di Firenze. Nelle opere di quegli anni è sensibile il riferimento agli esempi del Naturalismo toscano, mentre in quelle posteriori si riconosce l’influenza delle ricerche divisioniste di P. Nomellini e di G. Pellizza (Alba lunare, esposto alla Biennale di Venezia nel 1903). Più tardi, spronato da un consapevole recupero della tradizione, prese a rimeditare, come altri pittori livornesi, i temi cari alla poetica fattoriana (Maremma, Roma, Galleria Comunale d’Arte Moderna). Vicino al collezionista novarese A. Giannoni, contribuì alla formazione di quella raccolta.


Viner Giuseppe *

VINER GIUSEPPE
Seravezza (Lucca) 1875 - 1925
Frequentò l’Istituto d’Arte di Pietrasanta, quindi l’Istituto d’Arti Industriali di Firenze. Esordì alla Festa dell’Arte e dei Fiori allestita a Firenze nel 1896 con uno Studio d'interno. La sua ricerca si indirizzò quindi verso la rappresentazione del paesaggio come espressione degli stati d’animo (Sinfonie crepuscolari, esposto alla Biennale di Venezia nel 1901) o come valore simbolico dell'esistenza (Fecondazione, esposto a Firenze nel 1905). Fu determinante per la sua evoluzione il rapporto con l’ambiente intellettuale che frequentava la Versilia negli anni che precedettero la prima guerra mondiale, e che lo avviò verso forme intensamente vitaliste.


Vinea Francesco *

VINEA FRANCESCO
Forlì 1845 - Firenze 1902
Trasferitosi a Firenze con la famiglia fin da bambino, frequentò dal 1859 i corsi di E. Pollastrini all'Accademia di Belle Arti di quella città, ma presto dovette lasciare la scuola per problemi economici. Si impiegò in uno studio fotografico, dedicandosi nel frattempo al lavoro di illustratore per il quale si esercitò nella copia di opere d’arte del passato. In quegli anni dipinse soggetti di ricostruzione storica, nei quali è riconoscibile il modello di P. Delaroche, ma fu anche vicino ai fermenti innovativi degli artisti del Caffè Michelangiolo. Nel 1861 esordì alla prima Esposizione Nazionale di Firenze con un Ritratto muliebre e nel 1863 ebbe l’incarico di dipingere Michelangelo che recita i suoi versi a Vittoria Colonna, da collocarsi negli appartamenti reali di Palazzo Pitti. Dal 1870 iniziò a inviare alle esposizioni quadri di genere, alla J. L. Meissonier, che gli aprirono le porte del mercato d’arte internazionale (Una Venere giapponese, I medici all'Antignano, La fioraia, esposti ad Anversa nel 1885). In una parallela applicazione ai temi di paesaggio e agresti, seguì, con modi personali, gli indirizzi delle contemporanee esperienze del Naturalismo toscano (Donna al torrente, 1889, coll. privata). Fu uno degli artisti legati alla galleria fiorentina di L. Pisani.


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