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Vantini Domenico *

VANTINI DOMENICO
Brescia 1765 -1821
Allievo di S. Cattaneo a Brescia, completò la formazione a Mantova alla scuola di G. Bottani. Dell'attività pittorica sono noti pochi esempi, improntati ai modelli neoclassici come L’Allegoria della notte (per il palco reale del Teatro Grande di Brescia, 1809) e la serie di ritratti (Ugo Foscolo giovane, Brescia, Ateneo; Antonio Canova, 1814 ca., Brescia, Museo Civico), anche in miniatura (Autoritratto, 1804, Milano, Pinacoteca di Brera).


Vanotti Alessandro *

VANOTTI ALESSANDRO
Milano 1852 - Bollate (Milano) 1916
Dopo la laurea in Ingegneria, si volse alla carriera artistica e nel 1885 ottenne il premio Mylius all'Esposizione milanese con II supplizio di Tantalo (Milano, Accademia di Brera). Si accostò alla pittura di paesaggio sotto la guida di A. Formis, ispirandosi spesso ai dintorni di Lecco, mentre a modi di verismo sentimentale si legano le opere presentate alla mostra di Milano del 1892 (Madre di emigranti, Milano, Accademia di Brera) e alla esposizione romana degli Amatori e Cultori del 1895 (Dramma sulle Alpi).


Vannutelli Scipione *

VANNUTELLI SCIPIONE
Genazzano (Roma) 1834 - Roma 1894
Avviato agli studi classici, entrò poi all’Accademia di San Luca, dove fu uno degli ultimi allievi di T. Minardi. Dopo il 1850 frequentò anche lo studio del pittore viennese C. Wurtzinger. Completò la sua formazione viaggiando all'estero: a Parigi, dove ammirò le opere di F. Heilbuth, e a Vienna. Nelle prime opere di soggetto storico romantico mostrò di guardare al raffinato nitore della scuola viennese (Maria Stuarda condotta al supplizio, esposto a Firenze nel 1861, Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti; La regina Margherita di Valois, esposto a Milano nel 1862, Mlano, Galleria d’Arte Moderna). Il soggiorno a Parigi (1864-1869 ca.) corrispose a un progressivo avvicinamento ai modi del Fortunysmo, dal quale derivarono le composizioni di genere come Un intrigo sotto il portico del palazzo ducale di Venezia (esposto al Salon di Parigi del 1864, coll. privata) recensito da T. Gautier in un articolo sulla Gazette des Beaux Arts. Rientrato a Roma verso il 1870, proseguì in una fortunata produzione di soggetti di costume, presentati alle mostre romane (con l'Associazione Artistica Internazionale nel 1871, 1875 e 1877; con gli Amatori e Cultori nel 1879), a quelle di Milano (1871, Il padroncino; 1877, Prete e chierico, Il portico del palazzo Ducale di Venezia; 1881, Le ammantate-costume romano, Il sonno, Giovane armato; 1887, Trio nel giardino) e di Parigi (1877, Una processione a Venezia, 1878, La notte, La monferrina, Piacevole lettura, Campagna romana; 1879, Primavera). La produzione ufficiale, sia ritratti (Ritratto del generale Von Klauzer, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna) sia quadri di ricostruzione storica (I funerali di Giulietta, 1888, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), non gli impedì di frequentare anche gli ambienti romani più aggiornati, come il gruppo “In Arte Libertas”, che ospitò nel suo studio per la mostra del 1887. Parallelamente coltivava la consuetudine degli studi dal vero, acquerelli e schizzi di paesaggio, nei quali si riconosce, sia nel taglio sia nel segno, un approccio più spontaneo con il reale.


Vanni Pietro *

VANNI PIETRO
Viterbo 1845 - Roma 1905
Formatosi a Siena con A. Franchi, che lo educò al rigore nel disegno e al gusto purista, nel 1863 fece ritorno nella città d'origine e nel 1872 si stabilì a Roma, dove entrò nello studio di C. Maccari. Nel 1877 esordì all’Esposizione di Rovigo con l’Odatisca, omaggio al gusto orientalista dell’epoca. Con il soggetto letterario Mephistopheles et Marguerite partecipò nel 1878 all’Esposizione Universale di Parigi e nel 1881 ottenne consensi per La decollazione del Battista (santuario di Santa Maria della Quercia a Viterbo) presentata a Roma alla Mostra della Società Amatori e Cultori. Non minore plauso ottenne all’Esposizione Internazionale di Belle Arti di Roma del 1883 il dipinto Siena nel 1374 (da Boccaccio, Giornata 1), anche noto come La peste di Siena. Il riferimento alla cultura primitivistica, retaggio della sua educazione purista, riapparve evidente in opere come la Copia all'encausto di un affresco del 400 (da un originale di Lorenzo da Viterbo nella chiesa viterbese di Santa Maria della Verità, proposto alla mostra romana del 1887) o nella decorazione della tomba di famiglia nel cimitero di San Lazzero a Viterbo. Nel 1900 la tela Trasporto funebre di Raffaello al Pantheon (Vaticano, Pinacoteca) venne rifiutata per le grandi dimensioni (700x400 cm) all'Esposizione Universale di Parigi. Fu anche scultore in terracotta e incisore.


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