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Valeri Ugo *

VALERI UGO
Piove di Sacco (Padova) 1874 - Venezia 1911
Iniziò la sua formazione a Padova con P. Valerio. Nel 1889 si iscrisse all’Accademia di Bologna, dove seguì i corsi di D. Ferri, ricevendo il premio Francesco Francia per l'opera Maternità. Passò poi all'Accademia di Venezia, che frequentò dal 1895 al 1897. Pittore di vena impressionista (Interno delI'Accademia di Bologna, Bologna, Accademia di Belle Arti), fu anche disegnatore (L'incantatore, Venezia, Galleria d'Arte Moderna di Ca' Pesaro) e illustratore, collaborò con riviste e fornì disegni e acquerelli per testi di U. Notari o F. T. Marinetti. Alla Biennale veneziana nel 1907 comparve con due opere (Sensazioni delle Stagioni: primavera-autunno, Primavera veneziana); nel 1909 la Fondazione Bevilacqua La Masa gli dedicò un’ampia personale.


Valeri Silvestro *

VALERI SILVESTRO
Roma 1814 -1902
Allievo di T. Minardi all'Accademia di San Luca, interpretò i principi del Purismo con coerenza e convinta adesione, tanto da sollecitare precocemente l’attenzione della nobile committenza romana (San Primo e I quattro Evangelisti per F. Doria; San Francesco di Sales in visita ai carcerati, 1837, per i principi Borghese). Durante il suo lungo magistero all'Accademia di Belle Arti di Perugia, dove fu chiamato a ricoprire la cattedra di Pittura (1845-1873), profuse le sue migliori energie nella divulgazione di quel sobrio e levigato classicismo che lasciò il segno su intere generazioni di artisti umbri (tra gli altri, D. Bruschi e A. Brugnoli). La committenza perugina gli riservò invece soltanto sporadici incarichi (La Vergine con Gesù e san Giovanni della Croce, 1846, chiesa di Santa Teresa degli Scalzi; Lo sposalizio della Vergine, per il conte G. Rossi Scotti). Fu ritrattista acuto e sensibile (Adamo Rossi, 1870 ca.; Autoritratto, 1888, Perugia, Accademia; Fortunato Chiatti, Città di Castello, Pinacoteca), ma si misurò anche con soggetti allegorici e di genere (La primavera, L'estate, esposti a Parma nel 1870). Perduta la decorazione dell'abside e del presbiterio del duomo di Todi, senza dubbio la sua impresa più impegnativa, restano nella stessa città due tele per il monastero di San Francesco (Santissima Concezione, 1858 e San Francesco riceve le stimmate, 1859).


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