Riva Giuseppe *
RIVA GIUSEPPE
Ivrea (Torino) 1834 - 1916
Compiuti gli studi di giurisprudenza, fu introdotto alla pratica pittorica a Ginevra da G. E. Castan, paesista legato alla scuola di A. Calame; conobbe e frequentò A. Van Muyden e J. B. C. Corot. Espose alle promotrici di Torino dal 1860 al 1898, inizialmente con acquerelli dei dintorni di Ivrea, a cui seguirono paesaggi tardoromantici, anche a olio, dove evocava visioni delle Alpi, della Valle d’Aosta, dell'amato Canavesano (Lago d'Alice Superiore). Appassionato di tecniche artistiche, studiò la chimica e la conservazione dei colori.
Riva Giovanni *
RIVA GIOVANNI
Suisio (Bergamo) 1795 - Bergamo 1858
Si formò all’Accademia Carrara di Bergamo, dove dal 1818 fu allievo di G. Diotti. La monumentale essenzialità drammatica appresa dal maestro si riconosce nel suo intervento di maggiore impegno, il ciclo di tele di soggetto biblico eseguito verso il 1830 per la parrocchiale di Suisio (fra cui, Giuditta con la testa di Oloferne). Fu attivo anche come ritrattista (Ritratto di don Botta, Bergamo, Museo Diocesano). Il figlio, Giovan Battista (Bergamo 1830-1910), fu allievo di E. Scuri presso l’Accademia Carrara di Bergamo. Dopo il successo di La morte di Atala (1859, presentato alla I Esposizione Nazionale di Firenze del 1861, Bergamo, Accademia Carrara), si affermò come pittore di temi sacri, ricercato in ambito locale per il rassicurante accademismo delle sue tele (L'Immacolata, l'angelo Custode e San Rocco, 1874, chiesa di Borgo Santa Caterina, Bergamo). Giuseppe Amadio (1861-1948), figlio di Giovan Battista, studiò anch’egli all’Accademia Carrara, completando la formazione con un soggiorno a Roma nel 1882. Autore di fortunati acquerelli raffiguranti soggetti di costume, fu attivo soprattutto come pittore di affreschi di tema religioso, nei quali si avvalse di un efficace gusto scenografico (Gesù presenta il Cuore alle Nazioni, 1900, Duomo di Chiari, Brescia; ciclo di affreschi nella chiesa di Santa Grata, Bergamo).
Riva Egidio *
RIVA EGIDIO
Milano 1866 - 1946
Fu allievo di G. Bertini presso la milanese Accademia di Brera, dove esordì nel 1885 con una veduta monumentale dal vero. Fino ai primi decenni del Novecento espose con regolarità alle mostre braidensi (1902, Prime nebbie, Milano, Accademia di Brera) e a quelle della Permanente, muovendosi nel solco di una pacata adesione al vero. A soggetti di figura alternò paesaggi ispirati alla val Vigezzo e ai laghi lombardi (Raggio di sole, esposto alla Permanente del 1915, Milano, Galleria d'Arte Moderna).



