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Quinzio Tullio Salvatore *

QUINZIO TULLIO SALVATORE
Genova 1858 - 1918
Allievo del padre, Giovanni, dopo aver studiato a Genova all'Accademia Ligustica dal 1870 al 1876, frequentò per altri due anni l’Accademia fiorentina. Nel 1878, grazie al pensionato Traverso, si trasferì a Roma, dove collaborò con G. Sciuti alle decorazioni di Villa Durante. Tornato a Genova nel 1887, svolse una vasta attività decorativa in edifici religiosi (fra il 1887 e il 1893: parrocchiali di Genova-Voltri e di San Michele di Pagana; chiesa dell’Immacolata a Genova) e privati. Dal 1879 al 1896 fu assiduo alle esposizioni genovesi e fra il 1881 e il 1890 partecipò a Roma alle mostre della Società degli Amatori e Cultori (1890, Posta aerea). Nel 1893 fu nominato accademico alla Ligustica e in seguito ne diresse le scuole di Disegno dal Vero e del Nudo. Se negli affreschi aggiornò la grande tradizione barocca ligure in senso moderatamente realista, un più deciso verismo, collegabile alle esperienze della scuola meridionale, caratterizza invece le opere da cavalletto (Ritratto di signora, Genova Nervi, Galleria Civica d'Arte Moderna). Abile e ricercato ritrattista, nelle opere tarde si orientò verso una pittura dotata di sfumate movenze liberty (Ritratto di signora, Genova, Accademia Ligustica).


Quinzio Giovanni *

QUINZIO GIOVANNI
Genova 1832 - 1918
Fu allievo di G. Isola alla genovese Accademia Ligustica. La formazione accademica appare più evidente nella produzione di frescante, mentre nei bozzetti preparatori a tempera (Studio per II Transito di San Luigi Gonzaga,1874, Genova, Accademia Ligustica) e nelle tele da cavalletto (Autoritratto, Ghirlanda con putti; Madonna con Bambino, Genova Nervi, Galleria Civica d'Arte Moderna), mostrò una certa apertura al Verismo, espressa dalla resa immediata del colore, libero da legami con la struttura analitica del disegno. Partecipò alla Promotrice genovese del 1852 (Ruth e Booz), del 1860 (La Pia dei Tolomei nelle Maremme) e del 1863 (Sbarco Reale). Fra i lavori a fresco si ricordano II genio del Commercio (Palazzo Parodi, Genova), l’Assunta (chiesa di Santa Maria Assunta, Genova-Rivarolo) e l’Incontro di S. Ambrogio e Teodosio (chiesa di Sant'Ambrogio, Genova-Varazze). Direttore dei musei civici di Palazzo Bianco e di Palazzo Rosso, fu professore di pittura alla Ligustica ed ebbe tra i suoi allievi, oltre ai figli Antonino, Antonio e Tullio, anche E. Olivari e C. Geranzani.


Querena Luigi *

QUERENA LUIGI
Venezia 1820 - 1887 ca.
Figlio di Lattanzio, partecipò con continuità alle principali esposizioni italiane e parigine almeno a partire dal 1847, quando fu presente a Venezia con Veduta della chiesa dei SS. Giovanni e Paolo. Fu pittore di vedute, nelle quali reinterpretava, aggiornandola, la tradizione lagunare (I Murazzi di Venezia, La Piazzetta di S. Marco al chiaro di luna, esposti a Venezia nel 1853 e nel 1854) e di interni veneziani, dove mostrava suggestioni da G. Migliara (L'interno del Fondaco dei Mori a Santa Maria dell’Orto, esposto a Venezia nel 1853; Interno di S. Marco, 1860, Padova, Museo Bottacin; Interno di cantina, 1864, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna). Della sua partecipazione all'insurrezione di Venezia nel 1848, lasciò testimonianza in una serie di quattordici tempere (Venezia, Museo del Risorgimento) e in alcuni oli dipinti per N. Papadopoli (esposti a Milano nel 1872). Spesso arricchì le tradizionali vedute con fatti storici e aneddotici (Caccia ai tori sciolti nel Cortile di Palazzo Ducale nel 1696, eseguito nel 1854 su commissione del principe A. Giovanelli; Il molo di Venezia al momento della partenza del doge Francesco Morosini per la guerra contro i turchi, esposto a Milano nel 1859), mentre in altre lasciò memoria dei viaggi che aveva compiuto (Chiostro del cimitero della cattedrale di Basilea, esposto a Venezia nel 1853).


Querena Lattanzio *

QUERENA LATTANZIO
Clusone (Bergamo) 1768 - Venezia 1853
A Verona apprese dal suo primo maestro, S. Della Rosa, il delicato plasticismo della scuola locale. Iscrittosi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove si diplomò nel 1806, acquistò forza cromatica e sperimentò più decisi contrasti chiaroscurali nel segno del piazzettismo di F. Maggiotto. Negli anni successivi si convertì a un classicismo ispirato ai modelli della pittura veneziana del Cinquecento. Fu noto copista e restauratore e, nel campo della pittura d'invenzione, divenne il principale interprete a Venezia del pietismo religioso tipico dell'età della Restaurazione e fu capace di mutare continua mente registro espressivo, a seconda della richiesta della committenza o della destinazione delle opere. Così nelle pale d’altare delle chiese veneziane di San Giobbe (Teofania di Giobbe, 1819), del Nome di Gesù (S. Francesco, 1820 ca.), di San Servolo (Deposizione, 1824), dei Tolentini (Deposizione, 1837), di Sant'Aponal (Martirio di sant'Apollinare, 1843), variò i riferimenti figurativi rintracciandoli di volta in volta in G. G. Savoldo, J. Tintoretto, J. Bassano e Tiziano. Anche nei ritratti, rispetto al raffinato gusto neoclassico delle prime prove (Ritratto di Maria Angela Paganello-Fapanni, 1808, coll. privata), nella maturità guardò ad A. Longhi e alla tradizione secentesca (Ritratto del parroco Giovanni Rado, 1820 ca., Ritratto del parroco Andrea Moro, 1827, Venezia, seminario patriarcale). Gli incarichi più prestigiosi furono la partecipazione, richiestagli da A. Canova, all'omaggio offerto dalle province venete per le nozze dell'imperatore d'Austria Francesco I (Mosè chiede al Faraone la libertà d'Israele, 1818) e il cartone del Giudizio Universale per il mosaico dell’arcone centrale della basilica di San Marco. Lavorò anche per numerose chiese di terraferma (Carpenedo, Martellago, Maerne, Mestre) e del Bergamasco.


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