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Piumati Giovanni *

PIUMATI GIOVANNI
Bra (Cuneo) 1850 - Col San Giovanni (Torino) 1915
Agli studi universitari in giurisprudenza e in lettere e filosofia, affiancò quelli artistici presso l’Accademia Albertina di Torino con E. Gamba e, dal 1872, con A. Fontanesi. Esordì alla Promotrice torinese nel 1873, esponendovi con regolarità fino al 1914, mentre al Circolo degli Artisti fu presente fra il 1874 e il 1915. Nel decennio 1879-1889 insegnò in Germania, all’università di Bonn e, contemporaneamente, al conservatorio di musica di Colonia. Sono numerosi i dipinti di questi anni e prevalentemente paesaggi: vedute di Torino e della Val di Lanzo, marine liguri, ricordi del Reno a Mulheim. Riprese a esporre alle mostre di Torino (1898, Al col di San Giovanni, cortiletto di montagna) e di Milano (1906, Parco abbandonato, La casetta nel bosco, Rododendri), dove mostrava di aver condotto l'indirizzo fontanesiano verso nuove sensibilità (Plenilunio, 1903, Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna).


Pittatore Michelangelo *

PITTATORE MICHELANGELO
Asti 1825 - 1903
Iscritto già dal 1839 all’Accademia di San Luca a Roma, viene ricordato dalle fonti anche fra i giovani che frequentavano lo studio di T. Minardi; proseguì gli studi fino al 1848, inviando nel frattempo le sue prove alla Promotrice torinese (1845). Il primo riconoscimento ufficiale gli venne lo stesso anno dalla regina Maria Cristina di Savoia, che gli commissionò quattro ritratti dei Cavalieri della Santissima Annunziata (Agliè, castello Ducale). Tra il 1852 e il 1858, durante un secondo soggiorno romano, si avvicinò al piemontese E. Gamba e al tedesco R. Lehmann. Rientrato nella città natale si dedicò al ritratto seguendo modi rigorosamente accademici (Caterina Brambilla nata Beccaro, 1860, Asti, Pinacoteca Civica) ed eseguì un buon numero di dipinti per la parrocchiale di Costigliole d’Asti. Tra il 1868 e il 1872 soggiornò a Londra, lavorando come assistente di Lehmann e di W. Boxall (Ritratto di W. Boxall, 1870, Londra, National Portrait Gallery). I ritratti più tardi, conservati presso la Pinacoteca astigiana, mostrano l’evoluzione in direzione di un verismo di matrice fiamminga (Autoritratto, 1894).


Pittara Carlo *

PITTARA CARLO
Torino 1835 o 1836 - Rivara Canavese (Torino) 1891
Dopo l’avvio alla scuola di G. Camino, soggiornò brevemente a Ginevra (1856-1858) e qui frequentò lo studio del pittore animalista C. Humbert. Subito dopo fu per la prima volta a Parigi, dove conobbe C. Jacque, amico di J. F. Millet, C. Troyon e la cerchia dei pittori di Barbizon. Espose alle mostre di Genova (1858, Paese con animali; 1859, Dintorni di Torino), di Milano (1860, Traslocamenti di villici, Dintorni di Rivara) e di Torino (1860, Diable Retz, L'undici Novembre in Piemonte). Tramite A. D'Andrade giunse a Rivara e diede inizio a un decennio di assidua frequentazione del cenacolo artistico che prende il nome da quella località e nel quale divenne figura di rilievo (Dintorni di Rivara, 1861, Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna). A quegli anni appartengono, oltre ai numerosi paesaggi, alcuni dipinti d’ispirazione sociale, in cui la sensibilità ai problemi umanitari, interpretati senza retorica, rimanda ai modelli figurativi di Humbert, di Jacque e dello stesso Millet (Le imposte anticipate, 1865, e Ritorno alla stalla, 1866, Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna). Nonostante le scelte tematiche (L'aratura, presentato alla Mostra di Parma del 1870 con il titolo Sistema infallibile per ristorare le finanze italiane, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna), la rappresentazione attenta e mai aspra del reale fu gradita anche negli ambienti ufficiali. Negli anni '70 si stabilì a Roma e fra il 1880 e gli ultimi anni di attività fu a Parigi. Qui inaugurò una nuova, più mondana fase della sua produzione, ispirata alla vita borghese della città e forse influenzata dalla presenza dei connazionali G. Boldini, G. De Nittis e F. Zandomeneghi.


Pitloo Anton Sminck *

PITLOO ANTON SMINCK
Arnhem (Olanda) 1790 - Napoli 1837
L’artista olandese fu a pieno titolo naturalizzato italiano, sia nella consuetudine del cognome (che per esteso era Van Pitloo), sia per il peso assunto nella evoluzione della pittura meridionale di paesaggio. Formatosi nel paese natale, nel 1808 ottenne dal re Luigi Bonaparte una borsa di studio per perfezionarsi a Parigi, dove frequentò la Scuola di Paesaggio Classico di V. Bertin e J. X. Bildaud. Trasferitosi a Roma nel 1811, lavorò per committenze aristocratiche e reali e nel 1816 seguì a Napoli il diplomatico russo G. V. Orloff. Risale a quell'anno L'incendio del teatro San Carlo (Napoli, Museo di Capodimonte), dove ritrasse fedelmente un episodio di cronaca, con un taglio vedutistico e una gamma cromatica vicini ai modi di J. R. Cozens e T. Jones. Altri viaggi artistici compiuti in Italia e in Europa (1816-1820) sono documentati da una serie di disegni (Roma, Gabinetto Nazionale delle Stampe). Nel 1821 aprì a Napoli una scuola privata di pittura, dove si formarono G. Gigante, A. Vianelli, T. Duclère, B. De Francesco; dal 1824 al 1837 tenne la cattedra di paesaggio all'Accademia di Napoli (per l'accesso presentò Boschetto di Francavilla, Napoli, Museo di Capodimonte). Appartengono a questi anni, Ponte Lugano, La tomba di Claudio, La Cascata delle Marmore (Sorrento, Museo Correale di Terranova), opere di lucida analisi del motivo, letto in chiave romantica. L’incontro con C. Corot a Roma nel 1825, suggerì a Pitloo nuove sperimentazioni sulla luce e sulla resa atmosferica del paesaggio (La lanterna del molo, Napoli, Museo di San Martino). Fu presente alle biennali borboniche del 1826 (Veduta con tre tempi di Pesto, Veduta del giardino di Chiatamone, Veduta di una ferriera in Amalfi) e del 1830 (Paese con alcuni frati cappuccini, Veduta di Sorrento). Dopo il 1833 le sue vedute divennero più ampie, la pennellata si fece più rapida e sfaldata, come in Il tramonto sul Golfo di Napoli (Sorrento, Museo Correale di Terranova) o in L’Immacolatella (coll. privata), nella quale si scorge la vicinanza con le coeve ricerche di Gigante.


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