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Pasini Lazzaro *

PASINI LAZZARO
Reggio nell'Emilia 1861 - Milano 1949
Si formò nella sua città d'origine sotto la guida dell'incisore R. Belloli e nelle opere degli esordi (In soffitta, presentato all'Esposizione Generale di Torino del 1884) inaugurò un genere di pittura sociale, legata agli aspetti patetici e desolati dell’esistenza, a cui resterà fedele lungo tutto il corso della sua carriera (Soccorso!, esposto a Milano nel 1891, Milano, Galleria d’Arte Moderna). Dopo un soggiorno di studio a Firenze, durante il quale seguì le lezioni di G. Fattori, si accostò anche alla pittura di paesaggio (Ema, un paesello nei dintorni di Firenze, esposto a Milano nel 1888), approfondita in seguito nelle campagne della Valsesia e della Valsassina. A Milano, dove si era trasferito, fu presente alle mostre con continuità fino agli anni '20 ed eseguì un ciclo religioso nella chiesa della Madonna di Lourdes (studi per la Passione di Cristo, esposti a Milano nel 1906).


Pasini Emilio *

PASINI EMILIO
Brescia 1872 - 1953
Si specializzò soprattutto nel ritratto, inviandone esemplari alle mostre, a cominciare da quelle di Firenze e Torino del 1896, dove espose rispettivamente un Ritratto di vecchia e un Ritratto di signora con fanciullo. Dal 1900 fu presente anche alle esposizioni di Milano (Ritratto di donna con cappa, Ritratto del ciclista Tommaselli e poi nel 1910 Ritratto di Lyda Borelli) e dal 1899 al 1926 con continuità alle Biennali veneziane (1899, Ritratto del Signor M. D.; 1907, Fery-Ombra d'oro; 1910, Ritratto di Luigi Barzini).


Pasini Alberto*

PASINI ALBERTO
Busseto (Parma) 1826 - Cavoretto (Torino) 1899
Orfano di padre a due anni, si trasferì con la famiglia a Parma, dove fu posto sotto la protezione dello zio, il pittore A. Pasini. Diciassettenne si iscrisse all’Accademia, frequentando nel 1848 il corso di disegno, fondamentale preparazione a quell'esattezza grafica che sarà una delle cifre distintive della sua pittura. Dopo gli inizi come disegnatore e litografo, nel 1851 lasciò Parma per Parigi, attratto da più ampie prospettive. Nella capitale francese, oltre a frequentare i Barbizonniers (Tramonto sulla Senna, 1853; Tramonto a Fontainebleau, 1854; Pascolo nella campagna francese, 1854, Parma, Pinacoteca Stuard), lavorò per il maggiore studio francese di litografia (E. Ciceri). Nel 1853 partecipò al Salon con La sera e, forte del successo, entrò l’anno dopo nel prestigioso studio di T. Chassériau, grazie al quale partecipò come pittore documentarista a una missione diplomatica in Persia (1855-1856). Al suo rientro a Parigi, le memorie esotiche del viaggio divennero il tema dominante dei suoi quadri (Carovana in partenza, Rovine classiche nel deserto, entrambi a Parma, Galleria Nazionale). Il tono favolistico, il gusto per la ricostruzione dei luoghi e lo studio preciso dei volumi, la vivacità delle figure, la pennellata pastosa e la luminosità della tavolozza, gli garantirono il successo parigino(anche per il tramite del mercante A. Goupil), ma non ridussero l'ostilità della critica ufficiale italiana, nonostante la partecipazione alle mostre di Torino, Firenze, Parma. Pittore fertilissimo e richiesto dal mercato, sarà considerato il maggior orientalista italiano: i frequenti viaggi gli permisero di conoscere a fondo i luoghi visitati, conferendo ai suoi dipinti un valore di documentazione, esente da quella facile piacevolezza propria del genere (Moschea di Costantinopoli, Busseto, Museo Civico; Alambra a Granada, Torino, Galleria Civica d'Arte Moderna). Nel 1870, la guerra franco-prussiana lo spinse a tornare in Italia, dove prese residenza in una grande villa (la “Rabajà”) presso Torino. Nel 1876 si fermò a Venezia e ne trasse nuovi soggetti per i suoi dipinti (Venezia, Canal Grande, 1881,Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna). Negli anni '80 (Autoritratto, 1888, Firenze, Uffizi) tornò all'acquerello. Nel 1896 comparve per l’ultima volta al Salon di Parigi e nel 1898 presentò alla Nazionale di Torino duecento studi inediti dal vero.


Pasinetti Antonio *

PASINETTI ANTONIO
Montichiari (Brescia) 1863 - Milano 1940
Avviati gli studi artistici a Brescia, alla Scuola Moretto, sotto la guida di L. Campini, si perfezionò a Milano all’Accademia di Brera e poi a Verona nello studio di N. Nani. Sperimentò diverse tecniche pittoriche, dall’olio al pastello, alla tempera, all’affresco. La sua prima produzione fu legata soprattutto alla ritrattisti-ca, richiesta da una committenza qualificata. Nel 1892 si stabilì a Milano e fu presente alle esposizioni della Triennale sempre con ritratti (1894, Giuseppe Zanardelli, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo) e a quelle della Permanente (1895, 1896). Dal 1897 inviò alle mostre milanesi anche le sue prove di paesaggio, nelle quali assunse modi divisionisti e simbolisti (Una via a Montichiari, esposto alla Triennale del 1897; Calma-Lago di Garda, Al lavoro, Vespro in montagna, esposti alla Permanente del 1898; Bruciatura della gramigna, esposto alla Mostra Nazionale del 1906), e quadri di figura (1898, Studio di testa; 1900, Studio di vecchio). Fra i ritratti più significativi si ricorda quello di Ruggero Leoncavallo (Milano, Museo Teatrale alla Scala). Fondò nel suo paese natale una Scuola d’Arte e Mestieri, dove insegnò.


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