Palanti Giuseppe *
PALANTI GIUSEPPE
Milano 1881 - 1946
Di umili origini, iniziò gli studi artistici presso la Scuola d'Arte Applicata di Milano sotto la guida di L. Cavenaghi. Successivamente frequentò l'Accademia di Brera, dove ebbe per maestri G. Mentessi, V. Bignami e C. Tallone. Si cimentò nella pittura di paesaggio, nei ritratti e in diversi settori delle arti applicate. Nel 1906 fu nominato assistente alla cattedra di decorazione nell'Accademia milanese. Dal 1905 al 1915 realizzò per il teatro alla Scala diverse affiches, scenografie e costumi.
Palagi Pelagio *
PALAGI PELAGIO
Bologna 1775 - Torino 1860
La sua prima formazione avvenne a Bologna, sotto la protezione del conte C. F. Aldrovandi, e presso l’Accademia Clementina (1789-1790); nelle prove di questi anni rivelava già la tendenza alla semplificazione e all’astrazione nel disegno. L’importante rapporto con F. Rosaspina gli consentì di avvicinarsi alle istanze neoclassiche e a maturare l’inevitabile flusso delle opere di F. Giani (affreschi a Palazzo Aldini, Bologna). Dal 1806 proseguì i propri studi a Roma, dove eseguì per il conte Aldrovandi il Matrimonio di Amore e Psiche (esposto all’Accademia di Bologna nel 1808, Detroit, Institute of Fine Arts). Sollecitato dalla varietà di proposte della capitale pontificia e in cerca di un linguaggio personale, si rivolse in particolare al modello del Domenichino. Individuò in breve tempo un proprio stile, aperto a diverse possibilità tematiche, dalle solenni composizioni storiche (Mario a Minturno, 1809, esposto a Parigi nel 1910) alle disincantate composizioni mitologiche (Teseo e Piritoo rapiscono Elena, 1812-1813, Bologna, Galleria Comunale d’Arte Moderna). Durante il soggiorno romano entrò in rapporto con il giovane F. Hayez e probabilmente con J. A. D. Ingres. Stimato da A.Canova, in poco tempo assunse un ruolo di prestigio, confermato dalle committenze per il Quirinale e per Palazzo Torlonia (affreschi con Storie di Teseo). Nel 1815, dopo essere passato da Bologna, si trasferì a Milano. Qui, nella temporanea mancanza di personalità artistiche di rilievo, si impose con una sua scuola privata, rinomata per il rigore dell'insegnamento. Nel 1822 fu chiamato con Hayez a completare gli affreschi della sala della Lanterna a Palazzo Reale. Nella vasta produzione di questi anni compaiono opere di soggetto storico (Matteo Visconti ed Enrico VIII esposto a Brera nel 1820; Newton che osserva la rifrazione dei colori della luce, Brescia, Museo Civico) e ritratti (Cristina Archinto Trivulzio, 1824, coll. privata; Ritratto del Maestro Bellini, esposto alla Mostra Borbonica di Napoli nel 1835). La sua per-sonalità eclettica si espresse anche in opere di architettura, di scultura e di decorazione; grazie a queste capacità, fu chiamato nel 1832 dai Savoia con l'incarico di allestire i nuovi arredi per il castello di Racconigi e di impegnarsi nel rinnovamento del Palazzo Reale e nella decorazione del teatro Regio a Torino, imprese per le quali si avvalse della collaborazione di numerosi artisti. Nel 1834 fu nominato direttore della Scuola di Ornato, appositamente istituita presso la torinese Accademia Albertina.
Pajetta Pietro *
PAJETTA PIETRO
Serravalle (Treviso) 1845 - Padova 1911
Figlio di Paolo, paesaggista e decoratore, vestì giovanissimo l’abito ecclesiastico, ma nel 1862 si arruolò nell’esercito italiano e, grazie all’aiuto del generale E. Cialdini, poté frequentare l’Accademia di belle Arti di Bologna per due anni. In seguito lavorò ad Alessandria come fotografo e disegnatore meccanico del genio militare. Lasciato l’esercito, visse a Piacenza, a Treviso e a Padova. Espose assiduamente a Torino (1869, L’effetto del vino; 1870, Il tacchino, Il pittore; 1898, Le gioie della famiglia, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna), a Milano (1880, Idillio campestre, La roca de la nona; 1884 Nei campi, Nunc et semper; 1895, Gentilezze rusticane), a Roma (1883, La preghiera) e a Venezia (1887 Armonie, Mercato delle pignatte; 1897, Bagno improvvisato). Fu anche ritrattista ( Cardinale Callegari, Padova, seminario vescovile; Ritratto del maestro Cesare Pollini, esposto a Milano nel 1906), decoratore di briosa vena settecentesca (Fanciulla sull’altalena , Allegoria della Primavera, 1900, Villa Contarini a Piazzola sul Brenta,Padova) e autore di opere di soggetto religioso (1905, chiesa di Sant’Agostino Arcella, Padova). Fu noto soprattutto per le scene di genere ispirate a episodi di vita contadina, colti con delicato reaalismo (Scena campestre, Un contratto, Venezia, Galleria d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro).


