Pagliarini Giovanni *
PAGLIARINI GIOVANNI
Ferrara 1808 - 1878
Dopo i primi studi artistici a Ferrara, frequentò l'Accademia di Belle Arti di Venezia. Fra il 1830 e il 1840 ca. risiedette a Trieste e poi, almeno fino al 1859, a Udine, lavorando anche in Istria (pala del Duomo di Pirano, 1850 ca.). Nelle opere degli esordi accolse precocemente tematiche storico-romantiche e in Imelda e Bonifacio del 1835 (esposto a Trieste nel 1842, Trieste, Museo Revoltella) diede prova di aver ben assimilato lo studio della pittura emiliana del Seicento. Con l'Autoritratto con la famiglia del 1840 (Ferrara, Museo dell'Ottocento) mostrava di essersi ormai inserito nei movimenti artistici di area veneta, dei quali interpretò sia l'inclinazione biedermeier, sia il riferimento ai modelli coevi di O. Politi, M. Grigoletti e L. Lipparini. Nei ritratti guardò anche alla lezione del triestino G. Tominz, nella luminosa tornitura delle figure (La famiglia dell'ingegnere Antonio Lavagnolo, Luigi Zucco e la moglie Maria Fogolari, Udine, Museo Civico). Le prove successive mostrano l'evoluzione delle sue ricerche in direzione luministica (Predica di San Pietro e il miracolo dello storpio, 1859, Certosa di Ferrara) e di maggiore attinenza al reale (Due ritratti dal vero, esposti a Parma nel 1870; Baldassarre Bergando, 1869, Ferrara, Museo dell'Ottocento). Negli anni '70, come professore di anatomia all’Accademia ferrarese, ebbe fra i suoi allievi G. Previati.
Pagliara Attilio *
PAGLIARA ATTILIO
Attivo a Napoli fra il 1851 e il 1889
Esordì in qualità di alunno dell'Accademia di Napoli alla Mostra Borbonica del 1851 con un saggio di disegno. In seguito si misurò con soggetti storico-letterari e scene di genere, presentati alle mostre della Promotrice partenopea: nel 1862 espose La supplica dell'orfanello e Dante, Giotto e Casella; nel 1864 Benvenuto Cellini, apprezzato da F. Netti perché «vigorosamente dipinto»; nel 1867 Francesco de Medici e Bianca Cappello dicono il rosario!!, tema che la critica contemporanea giudicò svolto in modo poco comprensibile. Un discendente del Profeta (esposto a Napoli nel 1881, proprietà della Provincia di Napoli) seguiva il genere di pittura orientalista e neopompeiana affrontato dall'autore fin dagli anni '70 con quadri inviati anche alle mostre di Genova (1874, Offerta a Venere; 1880, Allah! Allah!; 1889, I fiori ai paterni Mani).
Pagliano Eleuterio *
PAGLIANO ELEUTERIO
Casale Monferrato (Alessandria) 1826 - Milano 1903
Entrato giovanissimo all’Accademia di Brera a Milano, studiò sotto la guida di G. Sogni e strinse una duratura amicizia con G. Bertini. Nel 1848 fu distolto dagli impegni scolastici per l'adesione agli ideali unitari e partecipò alle campagne della I guerra d'Indipendenza, al seguito di L. Manara e G. Garibaldi. Da allora dedicò eguale impegno all’attività artistica e a quella di combattente. Fatto ritorno a Milano alla fine del 1850, nel 1851 presentò a Brera un dipinto di tema devozionale, commissionatogli dal re di Sardegna. Negli anni successivi partecipò alle mostre con opere d’ispirazione storica e letteraria (1857, L'origine della Compagnia della Misericordia in Firenze (Milano, Museo Poldi Pezzoli) e inviò al Salon di Parigi del 1855 un Ritratto della marchesa Villani. Fu continua, anche se di minore rilevanza, la sua produzione di quadri di genere e con personaggi in costume (Figura in costume settecentesco, Milano, Quadreria dell'Ospedale Maggiore). Nel 1859 entrò fra i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi e dagli avvenimenti bellici trasse ispirazione per numerosi dipinti (La compagnia Bronzetti a Seriate, esposto a Milano nel 1860; La presa del cimitero di Solferino, 1867, Milano, Pinacoteca di Brera). In Lo sbarco a Sesto Calende (1865, Varese, Musei Civici) descrisse con linguaggio piano la corale e vigorosa partecipazione agli eventi del Risorgimento. Di grande importanza in quegli anni fu il contatto con D. Morelli e con l'ambiente toscano, che lo indirizzarono a una forma più libera, maturata con lo studio del vero, e della quale si colgono i riflessi anche nella produzione di carattere storico-romantico (La vendetta degli Amidei, 1861, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna). Negli anni '70 la sua attività si arricchì di committenze diverse e l’artista ottenne numerosi riconoscimenti alle esposizioni, fra cui il premio Principe Umberto per La figlia di Silvestro Aldobrandini che rifiuta di ballare con Maramaldo, esposto a Brera nel 1872. Con La morte di Luciano Manara del 1884 (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna) recuperò, a più di trent’anni di distanza, il ricordo della drammatica esperienza giovanile, fornendo all’episodio una vena intimista tradotta in forme di crudo verismo. Accettò anche commissioni per decorazioni (velette della galleria Vittorio Emanuele II di Milano) e si interessò alle tecniche incisorie.
Pagliai Arturo *
PAGLIAI ARTURO
Attivo a Livorno fra il 1886 e il 1910
Pittore di marine, esordì a Livorno nel 1886; in seguito partecipò attivamente alle esposizioni fiorentine con paesaggi toscani e liguri, ai quali alternava talvolta soggetti di genere risolti come studi di figure femminili (La vedova. Studio di luce, Educanda, esposti nel 1897; La demente, esposto nel 1909).


