Mochi Giovanni *
MOCHI GIOVANNI
Firenze 1829 - Santiago (Cile) 1892
Studiò all'Accademia di Firenze dal 1841 al 1851 e vi esordì nel 1852 con un soggetto biblico, Booz e Ruth, riproposto l'anno dopo alla Promotrice fiorentina insieme a Veduta del convento di Monte Senario. Negli anni seguenti si dedicò ai soggetti storici e letterari: nel 1855 espose Dante presenta Giotto a Guido Novello (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti) e nel 1859 partecipò al concorso Ricasoli con La deputazione toscana presenta a Vittorio Emanuele II i risultati del plebiscito per l'annessione (Firenze, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti). Frequentatore del Caffè Michelangiolo, nel 1861 soggiornò per la prima volta a Parigi con M. Gordigiani, S. Ussi, L. Bechi; vi ritornò nel 1866, nel 1869 (e in questa occasione divise l’alloggio con V. D’Ancona) e nel 1870, esponendo con frequenza ai Salon. Dall’inizio degli anni '70 si dedicò soprattutto ai temi di genere. Dopo un ultimo soggiorno a Parigi, deluso dalla mancanza di prospettive negli ambienti europei, nel 1879 si trasferì in Cile, dove incontrò un discreto successo economico come ritrattista mondano (Tipo selvaggio americano, Donna americana del Chili, esposti a Genova nel 1886).
Miti Zanetti Giuseppe *
MITI ZANETTI GIUSEPPE
Modena 1859 - Milano 1929
Si iscrisse all'Accademia modenese nel 1873; passò poi a quella di Bologna e a vent’anni si impiegò in uno studio d’arte applicata. Legatosi d’amicizia con R. Brugnoli, lo seguì a Venezia nel 1880, dando inizio a un periodo di intenso lavoro. A partire dal 1886 e fino al 1914, espose con assiduità alle mostre italiane (fra l’altro, Scirocco, Genova 1886; Ritorno dalla pesca, Milano 1888; Un traghetto nel Canal Grande, Giudecca di notte, Firenze 1896; Barche abbandonate, Roma 1909), sostenuto da un successo anche mondano al quale contribuì la stretta amicizia con M. Fortuny. Con gli ultimi anni del secolo trattò anche l'acquaforte. Dipinse luminose vedute lagunari (Venezia addormentata, 1895, Venezia, Galleria d'Arte Moderna di Ca’ Pesaro) e più rari paesaggi alpestri (Raccolana-Valle del Fella, Udine, Museo Civico). Sono celebri i suoi malinconici notturni dalla pennellata densa e fratta, caratterizzati da un’accesa tavolozza, che sfalda i contorni per cogliere le liriche vibrazioni della laguna (Venezia che scompare, 1900, coll. privata).
Miserocchi Domenico *
MISEROCCHI DOMENICO
Ravenna 1862 - Imola (Bologna) 1917
Di famiglia poverissima, fu accolto come garzone nello studio di A. Moradei: a quegli anni risale il soprannome di “Pastorino”, riferito al rustico abbigliamento del giovane. Con l’aiuto di Moradei iniziò la pratica artistica e frequentò l'Accademia ravennate dal 1876 al 1882, quando ottenne dal comune un pensionato triennale per andare a Roma: qui frequentò il Circolo Artistico, dove conobbe F. P. Michetti, A. Mancini e D. Morelli. Concluse il perfezionamento a Firenze, allievo di G. Fattori. Rientrato a Ravenna, eseguì prevalentemente ritratti, affiancati da pittoresche immagini popolari della sua terra e da quieti paesaggi del Ravennate (Donna che lava nel cortile di casa, Pineta al crepuscolo e Cavalli in pineta, Ravenna, coll. Cassa di Risparmio). Dal 1889 la sua presenza fu assidua alle mostre di Firenze (1889-1908), di Torino (1892-1908) e di Milano (1894-1906). Nel 1901 succedette a Moradei nell'insegnamento di pittura dell’Accademia ravennate.


