Matteini Teodoro *
MATTEINI TEODORO
Pistoia 1754 - Venezia 1831
Allievo del padre Ippolito a Pistoia, grazie all'interessamento di N. Forteguerri si strasferì a Roma, dove studiò con P. Batoni e D. Corvi. Nel 1784-1785 ottenne la prima importante commissione per due tele destinate alla chiesa di San Lorenzo in Lucina; del periodo romano sono anche diversi ritratti nobiliari e La predicazione di San Bernardino per la cattedrale di Perugia. Nel 1794 rientrò in Toscana sotto la protezione del granduca Ferdinando III, per il quale portò a termine Angelica e Medoro. Negli anni seguenti fu a Milano e a Bergamo (affreschi nei Palazzi Mainoni, Cavalli e Piazzoni), mentre dal 1798 ebbe contatti sempre più frequenti con Venezia (Ritratto dell'arciduca Giovanni come direttore del Genio, 1804, Innsbruck, Landesmuseum), dove nel 1807 fu nominato professore all’Accademia. Nei primi anni del secolo eseguì ritratti dell’artistocrazia veneziana e opere di carattere storico-religioso (Elezione di Pio VI); continuava frat-tanto a dedicarsi al disegno di copie dall'antico, anche per la traduzione litografica. Il suo neoclassicismo fu più tematico e propositivo che attivo nell'opera dipinta, dove sopravvissero tracce della formazione tardosettecentesca assunta a Roma. In particolare nei ritratti è percepibile la distanza dai modelli classicisti promossi da L. Cicognara, percorsi come sono dall’atmosfera arcadica e disimpegnata comune alla ritrattistica inglese d'inizio secolo (Ritratto di giovinetta, Venezia, Galleria d'Arte Moderna di Ca' Pesaro; Ritratto di due giovani, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna). Maestro di una interna generazione di artisti (F. Hayez, O. Politi, M. Grigoletti), mantenne la cattedra fino all'anno della morte.
Mattei Pasquale *
MATTEI PASQUALE
Gaeta (Latina) 1813 - Napoli 1879
Studiò all’Accademia di Belle Arti di Napoli con G. Maldarelli e, in seguito, con A. Sminck van Pitloo. Dal 1837 avviò l’attività di disegnatore e pubblicista, collaborando fra l’altro al Poliorama Pittoresco e poi alla rivista L'Arlecchino. Come pittore esordì alla Mostra Borbonica del 1848 (Prospetto dell'Annunziata di Aversa, Straordinaria navigata avvenuta nel 1847 in Mola di Gaeta, acquerelli) e nel 1849 eseguì Lo sbarco di Pio IX al Granatello di Portici (Napoli, Museo di San Martino). Alla fine degli anni '40 risalgono anche alcuni bozzetti animati con numerosissimi personaggi in costume (La festa dei quattro altari a Torre del Greco, Pulcinella imbonitore, Napoli, Museo di San Martino). Con una produzione volta alla docu-mentazione di eventi storici e della tradizione folclorica tornò a esporre alle biennali borboniche nel 1855 e nel 1859 (Lo sbarco e solenne ricevimento del re di Portogallo, La processione del Corpus Domini nell'Abbazia di Montecassino); con questi temi seguiva la medesima strada di S. Fergola, ravvivando con preziosi effetti cromatici la puntuale definizione hackertiana delle vedute.
