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Lo Forte Salvatore *

LO FORTE SALVATORE
Palermo 1807 - 1885
Studiò a Palermo con G. Velasco e V. Riolo e per incarico di quest’ultimo eseguì nel 1819 alcuni putti a fresco per la chiesa di Sant’Ignazio nel quartiere dell’Olivella. Nel 1830 ca., vinto il pensionato artistico, fu allievo a Roma di V. Camuccini e grazie alle opere di questi anni divenne presto figura di rilievo nell’am-biente artistico palermitano (Ritratto di Padre Longo, Ritratto di Caterina Moncada, entrambi del 1833, coll. privata; Il miracolo del Beato Valfré che guarisce uno storpio, chiesa di Sant'Ignazio all’Olivella, Palermo), subentrando nel 1837 a Riolo nella cattedra di disegno dell’Accademia del Nudo, che tenne fino al 1860. Autore di quadri di tema sacro o mitologico (Galatea, Palermo, coll. privata) e di ritratti, unì la visione rea-listica del soggetto a una forma dai forti contrasti chiaroscurali e orientò la propria ricerca sul tonalismo di derivazione veneta, accentuando il valore del colore rispetto al disegno. Se ne colgono gli esiti nei densi impasti a velature sovrapposte in opere come San Nicola salva i naufraghi (chiesa di Sant’Ignazio all’Oli-vella, Palermo), San Benedetto e Santa Scolastica (chiesa di Santa Chiara, Noto), San Giuseppe con Bambino (chiesa di San Giorgio, Modica). Di notevole importanza fu la sua attività di ritrattista, nella quale l’uso espressivo del colore si accompagna spesso a una rappresentazione idealizzata ma non retorica del personaggio (Ritratto di giovane gentiluomo, Ritratto di Giuseppe Garibaldi, Ritratto della signora Pintacuda, tutti a Palermo, Galleria Civica d'Arte Moderna). Significativo in questo senso è il bozzetto Ritratto di giovane donna (coll. privata), vicino alla idealizzazione sociale propria della ritrattistica inglese del Settecento già nota agli artisti siciliani.


Lloyd Llewelyn*

LLOYD LLEWELYN
Livorno 1879 - Firenze 1949
Avviato agli studi commerciali, li abbandonò ben presto per seguire la scuola privata di G. Micheli, dove venne educato all'ammirazione e al meditato studio della pittura di G. Fattori. Dai primi anni '90 lavorò a paesaggi della campagna tra Pisa e Livorno e a ritratti. Dopo un breve soggiorno veneziano, si trasferì a Firenze, dove ritrovò gli amici livornesi (fra i quali O. Ghiglia), gravitanti nell'orbita fattoriana e iniziò a esporre alle promotrici fiorentine. Aveva già sperimentato la tecnica divisa nel paesaggio e ne verificò le possibilità espressive durante un successivo soggiorno (1903) alle Cinque Terre, in Liguria (Tramonto a Manarola, coll. privata). Con il volgere del decennio la sua pittura assunse forme semplificate, scandite dal rigoroso accostamento di campi cromatici (Il castagno morto, 1908, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna). Apprezzato dal pubblico e stimato dai critici e dagli artisti più colti dell’Italia fra le due guerre, si dedicò anche alla critica e alla storiografia artistica.


LLewellyn William *

LLOYD LLEWELYN
Livorno 1879 - Firenze 1949
Avviato agli studi commerciali, li abbandonò ben presto per seguire la scuola privata di G. Micheli, dove venne educato all'ammirazione e al meditato studio della pittura di G. Fattori. Dai primi anni '90 lavorò a paesaggi della campagna tra Pisa e Livorno e a ritratti. Dopo un breve soggiorno veneziano, si trasferì a Firenze, dove ritrovò gli amici livornesi (fra i quali O. Ghiglia), gravitanti nell'orbita fattoriana e iniziò a esporre alle promotrici fiorentine. Aveva già sperimentato la tecnica divisa nel paesaggio e ne verificò le possibilità espressive durante un successivo soggiorno (1903) alle Cinque Terre, in Liguria (Tramonto a Manarola, coll. privata). Con il volgere del decennio la sua pittura assunse forme semplificate, scandite dal rigoroso accostamento di campi cromatici (Il castagno morto, 1908, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna). Apprezzato dal pubblico e stimato dai critici e dagli artisti più colti dell’Italia fra le due guerre, si dedicò anche alla critica e alla storiografia artistica.


Liverani Antonio*

LIVERANI ANTONIO
Faenza (Ravenna) 1795 - 1878
Meno noto e dotato del fratello minore Romolo, fu prevalentemente decoratore d’interni. Formatosi nel vivace ambiente artistico che aveva avuto protagonista F. Giani, fu allievo del pittore faentino P. Piani, con il quale collaborò alla decorazione di numerosi palazzi romagnoli. Si mantenne sempre fedele agli ariosi motivi ornamentali e paesaggistici del maestro fino a sconfinare, talvolta, in una pedissequa imitazione.


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