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Bartolucci Virginio*

BARTOLUCCI VIRGINIO
Piobbico (Pesaro) 1866 - 1918
Si iscrisse all’istituto di Belle Arti di Modena e nel 1887 passò all’Accademia di Firenze dove fu alla scuola di G. Fattori. Tornato a stabilirsi nel suo paese, qui svolse interamente la sua attività, alimentata da saltuari soggiorni in Toscana e dai contatti con altri artisti (nel 1894 incontrò a Firenze G. Pellizza da Volpedo). Espose raramente (solo nel 1892 a Firenze e nel 1909 a Modena); le sue opere, legate inizialmente ai modi del Realismo toscano (Ritratto della sorella Ida), più tardi appaiono segnate da una vena intimista, quasi un ricordo del Naturalismo di S. Lega o di T. Signorini (Paesaggio con giovane che dipinge).


Bartolomei Enrico*

BARTOLOMEI ENRICO
Foligno (Perugia) 1815 - Roma 1901
Una promettente pratica di copista meritò al giovane il sussidio del Comune per recarsi nel 1832 a Roma a studiare con F. Giangiacomo e poi con T. Minardi all'Accademia di San Luca. Il suo allineamento alla poetica purista (Madonna di Foligno, 1842) non gli impedì di accostarsi al classicismo di F. Coghetti, da cui mutuò anche quel timbro realista che caratterizza i ritratti e le serie dedicate alle Quattro stagioni (Foligno, coll. privata) e ai Cinque sensi. Al soggiorno a Venezia , che decretò la sua fortuna come copista presso committenti stranieri, seguirono altri incarichi per la città natale (Martirio e gloria di santa Messalina, 1850, Foligno, cattedrale) e per Todi (Gloria di Martino I, 1859); al repertorio a carattere devozionale aggiunse anche riprese di temi pastorali neosecenteschi (Dafni e Cloe, Perugia, Accademia di Belle Arti). Nel 1870 partecipò alla decorazione della cattedrale di Santiago del Cile con L'orazione nell’Orto.


Bartolena Giovanni*

BARTOLENA GIOVANNI
Attivo in Toscana fra il 1852 e il 1862
Non si hanno notizie biografiche di questo pittore, del quale si può ipotizzare una nascita livornese per il cognome ma anche per il soggetto di alcuni dipinti di interni esposti alle Promotrici di Firenze, Genova e Torino fra il 1852 e il 1862. Presentatosi a Genova nel 1852 con due soggetti di genere, nel 1861 inviava all’Esposizione Italiana di Firenze L'Assemblea toscana che dichiara la decadenza della dinastia di Lorena, tema con il quale, con ogni probabilità, aveva partecipato l'anno prima al concorso Ricasoli. Nel 1862 a Torino esponeva un soggetto di vita contemporanea caro all'immaginario del tempo, La preghiera al sepolcro e un Interno della chiesa greco-latina di Livorno in tempo di processione.


Barracco Maurizio

BARRACCO MAURIZIO
Isola di Capo Rizzuto (Catanzaro) 1827- Napoli 1902
Proveniente da famiglia aristocratica, ebbe rapporti d'amicizia con D. Morelli e F. Palizzi. Nelle sue tele ritrasse «i più rudi tipi di pastori della Calabria e della Basilicata», come nel Ritratto di pastore (1863 ca., presente alla prima mostra di arte calabrese del 1912). La sua pittura, piana e priva di pastosità, riesce a delineare con penetrante realismo la fisionomia popolaresca dei modelli.


Baroni Ferruccio Luigi*

BARONI FERRUCCIO LUIGI
Brescia 1876 - Genova ?
Studiò all'Accademia Ligustica di Genova, dove fu premiato nel 1893-1894. Conosciuto soprattutto come pittore di paesaggi, espose talvolta alle mostre della Società Promotrice genovese. Nel 1924 fu nominato accademico di merito della Ligustica per la classe di ornato.


Baronchelli Andrea*

BARONCHELLI ANDREA
Zogno (Bergamo) 1870 - Milano 1917
Ritrattista e pittore di paesaggi, erroneamente ritenuto allievo di C. Tallone, in realtà frequentò l’Accademia Carrara tra il 1876 e il 1878, studiando con E. Scuri. Vincitore di un premio a Brera nel 1878, espose con frequenza, a Milano, quadri di genere (C’era una volta, 1884) e paesaggi (L’abbeveraggio, 1894). Nel 1897 partecipò alla mostra di Bergamo in occasione del centenario Carrara esponendo l’opera Nel monastero di Romacolo.


Barne Luigi*

BARNE LUIGI
Attivo a Roma tra il 1819 e il 1832
Torinese, ottenne il pensionato a Roma, presso l’Accademia di San Luca. Qui nel 1819 vinse un premio nel concorso di disegno (Accademia, Roma, Accademia di San Luca) e uno della scuola di anatomia; nel 1822, inoltre, partecipò al concorso dell’Anonimo dividendo il primo premio con F. Podesti. Da Roma inviò periodicamente a Torino le sue prove: la copia dal Guercino del Figliol prodigo, un Gladiatore morente (entrambi nel castello di Aglié, Torino), Belisario chiede l’obolo alle mura di Roma (1827), Apollo pastore (1829), il saggio di invenzione Teseo scopre le armi di suo padre Egeo (1830).


Bargioni Gasparo*

BARGIONI GASPARO
? - Firenze 1836
Le prime notizie su questo artista risalgono al 1793, quando collaborò agli affreschi della cappella del Rosario nella Certosa di Calci presso Pisa. Già insegnante all'Accademia di Firenze, nel 1812 vi espose un disegno acquerellato raffigurante Telemaco che ricerca suo padre nell'Averno. Come ornatista e quadraturista lavorò alla decorazione di ville e palazzi: tra il 1813 e il 1817 in Palazzo Strozzi di Mantova a Firenze, tra il 1817 e il 1820 nel Palazzo Ducale di Lucca. Rientrato a Firenze, dal 1822 lavorò nel Palazzo Borghese, quindi eseguì la sua ultima opera conosciuta: gli affreschi della volta della scala a spirale nel conservatorio della Santissima Annunziata, ubicato in via della Scala.


Bardini Stefano*

BARDINI STEFANO

Pieve S. Stefano (Arezzo) 1836 - Firenze 1922
Allievo dell’Accademia di Firenze dal 1853, frequentò lo studio di A. Puccinelli, del quale viene detto allievo e seguace; partecipe delle ricerche per il rinnovamento della pittura di storia, presentò al concorso Triennale del 1858 un bozzetto sul tema proposto del Lorenzo de' Medici che, nella congiura de' Pazzi, si salva nella sagrestia del Duomo (Firenze, eredità Bardini), dove tentò la via della forte accentuazione chiaroscurale. Nel 1860 ottenne l’allogazione di uno dei dipinti di soggetto militare del concorso Ricasoli, La fuga degli Arciduchi dopo la battaglia di Solferino (ubicazione ignota). Negli anni seguenti eseguì ancora dipinti di soggetto storico (Clarice de' Medici che intima la partenza da Firenze a Ippolito e Alessandro de' Medici, esposto alla Promotrice di Firenze nel 1861) e di paese (La primavera e L'inverno esposti a Torino nel 1863).


Barbotti Paolo*

BARBOTTI PAOLO
Pavia 1821 - 1867
Compì a Pavia un lungo percorso accademico, durato fino al 1861, prima alla scuola di disegno e incisione e poi a quella di pittura diretta da G. Trécourt. Per due volte vinse il premio Frank: nel 1855 con Cristoforo Colombo col suo fanciullo alla porta del convento di S. Maria di Rabida in Spagna e nel 1861 con La morte di Giuseppe Pedotti nella battaglia di S. Fermo (Pavia, Pinacoteca Malaspina). Fedele al modello di Trécourt si concentrò sui temi storici e religiosi: fra questi il S. Epifanio, eseguito per l'ingegner Marozzi nel 1858 (Pavia, Pinacoteca Malaspina). Come frescante lasciò opere a Pavia nella chiesa di Santa Maria in Betlem- me (1851) e nella chiesa dei Santi Primo e Feliciano (1860). Per il medico e latinista pavese G. Del Chiappa eseguì le due grandi tele dei Musei Civici di Pavia con Cicerone scopre la tomba di Archimede (esposto a Milano nel 1853) e Cicerone e Catilina, nonché gli affreschi nella Casa dell'Umanista.


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