Nacciarone Gustavo *
NACCIARONE GUSTAVO
Napoli 1831 - 1929
Fratello del noto pianista Guglielmo, fu allievo a Napoli della Libera Scuola di Pittura di G. Bonolis. Sull’esempio di D. Morelli, affiancò al genere storico le tematiche neopompeiane e orientaliste e subì il fascino delle giapponeserie di moda. Esordì all’Esposizione borbonica del 1855 con La morte di Roberto, di-pinto di chiara matrice morelliana: la figura romantica dell’eroe-vittima, colto negli ultimi attimi di vita, fu un tema frequente nei suoi dipinti (La morte di Pergolesi, 1890, Napoli, Museo di San Martino). Appartengono alla sua copiosa produzione anche paesaggi (Posillipo da Chiatamone, esposto a Milano nel 1874) e scenette di genere. Partecipò con assiduità alle promotrici napoletane dal 1862 al 1894 (1862, Isabella Orsini col suo paggio;1866, Maria Stuarda nel Parco della Regina; 1869, Una fioraia; 1873, Gulhanam; 1879, Ogni canto nell'harem può essere così; 1881, Il mandolino; 1884, Nel Giappone; 1894, In cerca di sogni). Espose anche alle mostre di Milano (1869-1891), di Genova (1873, Cripta di San Germano; 1881, Pompei), di Torino (1874-1884), di Bologna (1888), di Palermo (1891-1892). All’estero fu presente alle esposizioni di Berlino nel 1883, di Londra nel 1888 e di Monaco di Baviera nel 1892. Decorò, in collaborazione con altri artisti, la residenza napoletana del barone G. Miceli.
Muzzioli Giovanni *
MUZZIOLI GIOVANNI
Modena 1854 - 1894
Proveniente da una famiglia originaria di Castelvetro, vicino Modena, entrò nel 1867 all'Accademia Atestina, dove ebbe come maestri L. Asioli, A. Simonazzi, M. Discovolo. Dall’appartato ambiente artistico modenese guardò all’opera di D. Morelli per la sua prima impresa di rilievo, Torquato Tasso all'ospedale di S. Anna (Modena, Museo Civico): con questo dipinto vinse nel 1872 l’ambito concorso Poletti per compiere il perfezionamento a Roma: così, nel 1873, seguiva all'Accademia di San Luca le lezioni di F. Podesti, dando prova contemporaneamente di attenzione al Realismo (Ritratto di anziana signora, Modena, Museo Civico). Il verismo delle figure e la costruzione della scena secondo un’impostazione teatrale informavano il suo saggio di pensionato, inviato a Modena nel 1875 (Abramo e Sara alla corte dei faraoni, Modena, Museo Civico). Nel 1876 si trasferì a Firenze, dove fissò la sua residenza, salvo brevi ritorni in patria: il contatto con i mercanti più alla moda del tempo, G. Pisani e A. Goupil, ne faranno uno degli artisti più ricercati. La vendetta di Poppea (Modena, Museo Civico), ultimo saggio, esposto a Firenze nel 1876, fu fonte di un acceso dibattito nell’ambiente artistico toscano (T. Signorini prese le difese del quadro), ma gli valse la nomina a professore onorario dell’Accademia modenese. Nuove sollecitazioni gli vennero poi dall’incontro con Morelli a Napoli, nel 1877, e dalla conoscenza delle opere di ambientazione greco-romana di L. Alma Tadema (esposte a Parigi nel 1878): se ne colgono gli esiti in La danza fra le spade (1879 ca., Modena, Am-ministrazione Provinciale), nel sontuoso esotismo di La Maddalena, esposto a Torino nel 1880) e in Al tempio di Bacco (1881, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna). In questi anni frequentava a Firenze, presso la trattoria della “Sora Zaira in Parione”, il gruppo dei cosiddetti Parionisti, con N. Barabino, G. Fattori, S. Lega, E. Lapi. Nel 1882 inviò alla Mostra dell’Incoraggiamento di Modena il Ritratto di Giuliano Giovannardi e partecipò all’Esposizione di Milano con L'Offerta agli Dei Lari; a Torino nel 1884 espose Nell'aia (coll. privata), Ore calde, Arte umoristica e Offerta Nuziale (Trieste, Museo Revoltella). Il Baccanale (presentato a Brera nel 1886, coll. privata) comparve all’Esposizione di Parigi del 1889 nella Liste de récompensés, insieme ai quadri di Signorini, F. Simi, R. Panerai. Accanto a opere di successo, come I Funerali di Britannico (Ferrara, Museo Civico d’Arte Moderna), nell’ultima produzione i soggetti paesistici e rurali appaiono aggiornati a un lessico più moderno (Gli scavatori, coll. privata).
Muzzi Antonio *
MUZZI ANTONIO
Bologna 1815 - 1894
All’Accademia di Belle Arti di Bologna fu allievo di G. B. Frulli e di C. Alberi e si aggiudicò diversi premi scolastici. Esordì come pittore di storia con Giulio Sabino sorpreso colla moglie e coi figli in un sotterraneo ove erasi rifugiato (presentato all'Esposizione bolognese del 1835) e con L'incontro di Francesco I e Leone X (con il quale concorse al premio Curlandese del 1836, Bologna, Galleria Comunale d’Arte Moderna). In se-guito si affermò come ritrattista (La famiglia Tassinari, esposto a Bologna nel 1848, coll. privata) e decoratore: nella sua città realizzò opere a fresco in numerose residenze nobiliari (palazzi Spada e Rossi nel 1845), in chiese (I quattro Evangelisti, 1851, chiesa della Carità) e teatri (volta del teatro Comunale). Fra il 1846 e il 1848 lavorò a San Pietroburgo. Rientrato a Bologna affiancò l’attività artistica all’impegno pa-triottico e politico: prese parte ai moti del 1849 e dal 1859 al 1861 ricoprì la carica di consigliere comunale. Nel 1856 espose a Roma, alla Mostra degli Amatori e Cultori, Donna al bagno spaventata da un serpe. Dal 1860 fino alla morte fu professore aggiunto all’Accademia bolognese.




