Markò Carlo Senior*
MARKÒ CARLO SENIOR
Leutschau (Slovacchia) 1791 - Firenze 1860
Figlio di un ingegnere, fu avviato alla carriera paterna, ma contemporaneamente studiò all'Accademia di Vienna. Si trasferì in Italia nel 1832, prima a Roma e poi a Firenze dal 1840. Con il 1841 iniziò a esporre all'Accademia fiorentina (Veduta del ponte sull'Arno dell'architetto Rodolfo Castinelli, Veduta di un fiume fra i dirupi), riscuotendo subito tanto successo da aprire una scuola privata di pittura di paesaggio. Fu tra i soci fondatori della Promotrice fiorentina dove espose con regolarità dal 1845. Da quel tempo iniziò a dipingere soggetti sacri ambientati nel paesaggio, rimeditati sui grandi esempi di C. Lorrain (La gita in Emmaus, 1845, Milano, Pinacoteca di Brera). Nel 1846 acquistò la Villa medicea di Lappeggi sulle colline di Firenze, dove avrebbe vissuto fino alla morte. L'anno seguente il suo Ritorno di Tobia alla casa paterna fu comprato dal granduca di Toscana; seguirono La vocazione di Pietro, L'incontro di Giacobbe con Labano e infine Agar e Ismaele (1852). Nel 1853 si recò in Ungheria per alcune committenze, fra cui quella per un soggetto mitologico, genere estraneo al suo repertorio.
Markò Andrea *
MARKÒ ANDREA
Vienna 1826 - Firenze 1895
Allievo del padre Carlo, con il quale era giunto in Italia nel 1832, cominciò a esporre nella seconda metà degli anni '40 alla Promotrice fiorentina paesaggi e scene campestri di gusto nordico, di cui indicava sempre con diligenza i soggetti, quasi a ribadire la loro attinenza col dato reale. Dal 1854 col fratello Carlo e altri pittori paesisti, per lo più allievi del padre, si recò a dipingere dal vero nella campagna senese, dando vita alla cosiddetta Scuola di Staggia. Dalla fine degli anni '50 subentrò al padre nella scuola di pittura di paese che quest'ultimo aveva avviato a Firenze e la diresse all'insegna della massima libertà di esecuzione. Nel 1861 partecipò alla I Esposizione Italiana con Carbonai (Firenze, Galleria d'Arte Moderna di Palazzo Pitti), esempio tipico della sua pittura di grande finitezza e di luminosità cristallina. Dopo un decennio di intensa attività anche espositiva iniziò a trascurare le mostre fiorentine e riprese a esporvi solo nel 1879 (1881, Torre del Lago). Negli anni tardi tornò a proporre soggetti campestri di grandi dimensioni, condotti con una definizione di gusto nordico. Il figlio Enrico (1855-1921) fu anch'egli paesaggista e presentò le sue opere fra il 1872 e il 1880 alle promotrici di Genova e di Firenze (1875, La torre del Maglio, Firenze, Museo Topografico).


