Inganni Francesco *
INGANNI FRANCESCO
Brescia 1793 - Como 1873
Fratello maggiore di Angelo, affiancò il padre Giovanni nell’attività di decoratore. Si dedicò poi alla pittura da cavalletto, privilegiando la rappresentazione del mondo animale (soprattutto volatili), da cui gli venne il soprannome di “Bestial”. Lavorò nello studio del fratello ed espose a Milano, dove è già nel 1840, ma soprattutto a Brescia (1847, L'uscita dell'Arca di Noè dopo il diluvio universale, perduto). Alla Mostra delI'Arte Bresciana del 1878 figurò, postumo, Una nidiata di pulcini. Fu attivo anche nel campo della ritrattistica.
Inganni Angelo *
INGANNI ANGELO
Brescia 1807 - Gussago (Brescia) 1880
Figlio di Giovanni, modesto pittore di ornato, fin dall'adolescenza seguì il padre e il fratello maggiore Francesco nei lavori di decorazione e, per far fronte alle ristrettezze economiche della famiglia, eseguì alcuni ritratti e immagini sacre. Chiamato alle armi nel 1827, conobbe a Milano il maresciallo Radetzky, che fu colpito dalle qualità artistiche del giovane e lo dispensò dagli obblighi militari, permettendogli di frequentare l'Accademia di Brera (1833-1837), dove seguì i corsi di G. Migliara, L. Sabatelli, G. Bisi e P. Palagi. Dal 1834 al 1859 fu assiduo alle mostre annuali braidensi, con vedute urbane di Milano, tema intorno al quale, con numerose varianti, ruoterà gran parte della sua produzione artistica (1837, Il Leone del Corso di Porta Orientale, San Giorgio al Palazzo, Canale Naviglio di Porta Orientale preso dal ponte e Tombone di San Marco). Le sue opere furono subito apprezzate per la vivacità e la verità di rap-presentazione sia delle architetture sia delle macchiette che animano le vie e le piazze. Aperto lo studio a Milano nella zona di San Marco, si affermò con opere dello stesso genere (Veduta sulla Piazza del Duomo, 1838, Milano, Museo di Milano) come uno dei vedutisti più celebri e ricercati. Il prestigio raggiunto e il buon matrimonio con A. Bertieri, gli assicurarono una vita agiata. Compì numerosi viaggi durante i quali eseguì vedute offerte in diverse redazioni ai suoi committenti: ai Medici, suoi primi mecenati, seguiti da A. Uboldo, A. Litta, C. Castelbarco e infine P. Richiedei. Frattanto arricchiva la propria produzione con paesaggi urbani “sotto la neve” (Piazza Borromeo sotto la neve, Milano, Museo di Milano; Veduta del Naviglio di Porta Orientale con neve cadente, esposto a Milano nel 1851), figure popolari e scene rurali con “effetti di notte” (La benedizione del temporale, esposto a Torino nel 1857, Torino, Galleria Civica d’Arte Moderna). Già a partire dagli anni '50 tornò spesso a Brescia e dal 1857 fu ospite dei Richiedei a Gussago (Ritratto di Paolo Richiedei e di L. Basiletti, 1857, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo) dove, nel 1859, si trasferì definitivamente con la seconda moglie A. Guérillot, già sua modella e allieva, seguitando saltuariamente a esporre a Brera e con più frequenza alle mostre di Torino e di Genova (1880, Veduta della Piazza Vecchia di Brescia in tempo di inverno).
Induno Gerolamo *
INDUNO GEROLAMO
Milano 1825 - 1890
Avviato alla pittura dal fratello maggiore Domenico, fra il 1839 e il 1846 frequentò i corsi di L. Sabatelli presso la milanese Accademia di Brera, ottenendo segnalazioni e premi scolastici (Scena dai Promessi Sposi, 1846); dal 1845 già figurava alle annuali braidensi. Dopo l'esperienza delle barricate di Milano nel '48 e della difesa della Repubblica Romana nel '49, diverrà una delle più note e popolari figure di pittore-soldato: dalle vicende vissute trasse infatti ispirazione per numerose opere realizzate anche nei decenni successivi (Legionari garibaldini alla difesa di Roma, Bivacco dei volontari, Garibaldi sul Gianicolo e Ritratto di Anita Garibaldi, 1849, tutti a Milano, Museo del Risorgimento; Porta San Pancrazio dopo l'assedio del 1849, 1851, Milano, Pinacoteca Ambrosiana). Ristabilitosi dalle ferite riportate durante l'azione di difesa del Vascello (tema ripreso in un dipinto, coll. privata), rientrò a Milano e dipinse a fianco del fratello, del quale seguì gli orientamenti ispirandosi alla cronaca contemporanea (Una vivandiera in costume della campagna romana, Una vecchia che prega, Veduta della Porta San Pancrazio, La scioperatella, esposti a Brera nel 1851) e soffermandosi sugli aspetti più miserevoli della società (Sciancato che suona il mandolino, 1852, e Povera madre, 1855, entrambi a Milano, Galleria d'Arte Moderna). Nel 1855 partecipò alla campagna di Crimea, prendendo appunti dal vero che poi utilizzò per la realizzazione di quadri in studio (La battaglia della Cernaia, esposto a Brera nel 1859). Nello stesso anno seguì Garibaldi, traendo ispirazione per altri dipinti (La lettera dal campo, 1859, coll. privata). Con la produzione successiva si guadagnò il ruolo di pittore ufficiale dei fasti risorgimentali, trovando un linguaggio appropriato, semplice e illustrativo, per tradurre le battaglie come pure le privazioni della povera gente, i sentimenti familiari e l'amor di patria (La battaglia di Magenta, 1861, Milano, Museo del Risorgimento; Un grande sacrificio, 1860, Milano, Pinacoteca di Brera; Garibaldi ferito ad Aspromonte, 1862, Milano, Museo del Risorgimento; La partenza del coscritto, 1862, Pia-cenza, Galleria d'Arte Moderna Ricci Oddi; Triste presentimento, 1862, Milano, Pinacoteca di Brera; la Morte di Enrico Cairoli a Villa Glori, 1867, 1868, Pavia, Museo Civico). La grande versatilità e la facilità esecutiva gli consentirono di cimentarsi anche nella pittura a fresco in chiese, dimore private e edifici pubblici, ispirandosi alla coeva produzione letteraria e teatrale di successo (nel 1862 decorò con E. Pagliano alcune sale della stazione di Milano). Dagli anni '70 affiancò a opere di soggetto risorgimentale (La partenza dei volontari nel 1866, 1878, e La visita di Garibaldi a Vittorio Emanuele II in Roma. 30 gennaio 1875, 1879, entrambi a Milano, Museo del Risorgimento) una produzione di tele di ricostruzione storico-aneddotica del Settecento, destinate alla committenza borghese.
Induno Domenico *
INDUNO DOMENICO
Milano 1815 - 1878
Proveniente da una famiglia di modeste condizioni economiche, da ragazzo lavorò a Milano presso la bottega dell'orefice L. Cossa, che lo spinse a iscriversi all'Accademia di Brera (1831-1839). Allievo di L. Sabatelli e di P. Marchesi, si distinse presto con apprezzate opere di soggetto storico (Bruto che giura di vendicar la morte di Lucrezia, esposto a Brera nel 1837; Alessandro e il medico Filippo, 1839, Milano, Acca-demia di Brera). F. Hayez seguì con affetto e attenzione le prove del giovane pittore e, procuratogli uno studio nella propria casa, lo avviò al ritratto e lo introdusse nell’ambiente del collezionismo aristocratico lombardo. Con l’Orfanella che sta pregando, esposto a Brera nel 1844, avviò la svolta verso la pittura di genere, inaugurando nello stesso tempo un tipo di rappresentazione, divenuta poi esemplare, di temi di ambiente familiare e di vita quotidiana, elaborati con partecipazione sentimentale, spesso incline al patetismo (La vivandiera, 1846; La Questua, 1850). In queste opere fece uso di una pennellata mobile e sciolta, con colori levigati, utili alla verità della rappresentazione. Con il fratello Gerolamo partecipò ai moti del '48, riparando poi in Svizzera e in Toscana. Tornato a Milano, negli anni '50 espose con regolarità a Brera opere in cui il chiaro intento morale traspariva dal racconto commosso dei sentimenti degli umili, illustrati con attenta definizione degli ambienti e con l'ausilio di forti accensioni chiaroscurali (Il Rosario, 1850, Milano, Galleria d’Arte Moderna; Incendio, 1851, Milano, Galleria d’Arte Moderna; Pane e lagrime, 1851, coll. privata). Dopo l’Unità, consolidò la sua fama con presenze espositive e importanti commissioni (per i Savoia eseguì, fra l’altro, Arrivo del Bollettino della pace di Villafranca, 1861, Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna). Accanto a molteplici spunti tratti dalle battaglie per l’indipendenza, arricchì i temi di cronaca milanese, più volte replicati anche nel decennio successivo (Scuola di sartine, 1860, Milano, Galleria d'Arte Moderna; Monte di Pietà, 1869, coll. privata). Del 1865 è La posa della prima pietra della Galleria Vittorio Emanuele II (bozzetto a Milano, Galleria d’Arte Moderna), la fortunata tela, realizzata in due versioni. Nelle opere posteriori al 1860 si avverte anche una maggiore attenzione alla resa naturalistica della luce (La lettera, Napoli, Museo di Capodimonte). Avvilito da una malattia che gli toglieva le forze, chiuse lo studio a pochi mesi dalla morte.



