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Della Monica Pasquale*

DELLA MONICA PASQUALE
Napoli 1798 - Teramo dopo il 1867
Pittore neoclassico, si dedicò principalmente a dipinti sacri (Ecce Homo, coll. privata), ma sono noti anche soggetti mitologici e ritratti. Nel 1821 fu costretto ad allontanarsi da Napoli per motivi politici. Si trasferì allora a Teramo, dove sostituì M. Muzzii nell’insegnamento del disegno presso la scuola locale. Le sue opere, come il delicato Ritratto di Gennaro Della Monica giovinetto (coll. privata), rivelano una buona capacità disegnativa accompagnata dallo studio attento degli esempi della pittura francese contemporanea.


Della Bruna Vincenzo*

DELLA BRUNA VINCENZO
Venezia 1804 - 1870
Iscrittosi alla fiorentina Accademia di Belle Arti nel 1834, frequentò fino al 1843 prima il corso di incisione di R. Morghen e poi quello di A. Perfetti. Come illustratore eseguì incisioni tratte da opere della Galleria Palatina, degli Uffizi e della stessa Accademia; in questa attività si accostò ad A. Tricca, che lo ritrasse in caricatura. Dal 1850 al 1857 fu assiduo alle mostre della Promotrice genovese, con vedute di Venezia (1851, Castello di S. Andrea a Venezia, già Firenze, Galleria dell’Accademia; 1854, Loggiato del Palazzo Ducale di Venezia). Trasferitosi definitivamente a Firenze vi espose, dal 1853 e con cadenza annuale, scorci monumentali e paesaggi della sua città natale (1856, La piazzetta di San Marco), seguiti anche da motivi toscani (1856, I tiratoi in Firenze) e da copie.


Dell'Abbadessa Saverio*

DELL’ABBADESSA SAVERIO
Napoli 1827 - 1882 ca.
Allievo di C. Guerra e di G. Mancinelli alla napoletana Accademia di Belle Arti, nel 1855 insieme a F. Sagliano vinse il Pensionato a Roma (Il Battesimo, Napoli, Accademia di Belle Arti). Pittore di formazione neoclassica, nel quadro di storia si avvicinò presto al rinnovamento indicato da D. Morelli (La morte di Sergianni Caracciolo, esposto alla Mostra Borbonica del 1855). Assiduo alle esposizioni napoletane fino al 1880, affiancò ai soggetti religiosi (1862, Le Marie nel salire di Cristo al Calvario; 1869, La ricerca di Gesù smarrito; La Vergine addolorata), i temi storici e aneddotici (1873, Salvator Rosa ragazzo che disegna nel Chiostro di S. Teresa, sorpreso e sgridato dai religiosi, Napoli, Amministrazione Provinciale) a una nutrita produzione di quadri di interno, soprattutto di chiese (Prima della benedizione in Sacrestia, Napoli, Amministrazione Provinciale): con questo genere si presentò anche alla Esposizione Universale di Vienna nel 1873 e alla Nazionale di Napoli del 1877 (Un battesimo nel duomo di Napoli).


Del Frate Domenico*

DEL FRATE DOMENICO
Lucca 1765 - Roma 1821
Si formò sotto la guida del padre e poi all’Accademia del Disegno di Firenze. Trasferitosi a Roma, frequentò i conterranei S. e A. Tofanelli e B. Nocchi con cui collaborò dal 1787 al 1794 (nel 1788 ca., anche nei Palazzi Apostolici). Inseritosi nell’ambiente di A. Kauffmann e di A. Canova, si conquistò una solida fama come disegnatore e incisore. Per don Giovanni Torlonia eseguì affreschi nella villa (1804 ca.) e nel palazzo cittadino (Nozze di Ercole con Ebe, 1813-1814, galleria dell’Ercole e Lica) perduti in interventi successivi. Dal 1804 al 1806 fu in Polonia, ospite del conte Tarnowski, per il quale installò il Perseo di Canova, dipinse con verità e senza enfasi alcuni ritratti di famiglia, e realizzò le grandi allegorie La Polonia in lacrime e le due Gloria dei Tarnowski (1807). Dopo la Restaurazione riprese l'attività di decoratore nei Palazzi Apostolici (sala degli Indirizzi e sala Alessandrina) e nel Palazzo Ducale di Lucca (1818-1819, con soggetti mitologici e allegorici). Nel 1820 ottenne la cattedra di disegno pittorico all’Accademia di San Luca e fu chiamato ad affiancare i Nazareni nella decorazione della sala di Ariosto al Casino Massimo: l’incarico, ottenuto per le sue note capacità nel disegno e per il suo linguaggio composto, non fu portato a termine per la morte dell’artista.


Delfico De Filippis Bernardino*

DELFICO DE FILIPPIS BERNARDINO
Attivo a Teramo fra il 1839 e il 1864
L’artista compì la sua formazione presso il Reai Istituto di Belle Arti di Napoli, dove risultava fra gli allievi che presentarono i loro saggi alle mostre del 1839 (Ritratto virile, disegno) e del 1841 (Orazio che ha ucciso sua sorella, Ritratto del baroncino Genovesi a mezza figura). Partecipò all’Esposizione Nazionale di Firenze del 1861 con Garibaldi sulle coste d'America. Attivo nel territorio abruzzese come pittore e come decoratore sia nelle chiese (Virtù teologali, chiesa di Sant’Agostino, Teramo) sia nei palazzi privati, nel 1864 decorò il sipario del teatro Comunale di Teramo, con una Incoronazione del Petrarca.


Deleidi Luigi*

DELEIDI LUIGI (IL NEBBIA)
Bergamo 1784 - 1853
A Milano, fra 1795 e il 1805, fu allievo del pittore scenografo A. Sanquirico; quindi passò a Bergamo e si dedicò alla pittura di paesaggio, coltivandola in vedute dal taglio ampio (Piazza Vecchia, Bergamo, Accademia Carrara) e in piccole tele dalle intonazioni brumose. Autore di numerosi interventi decorativi, appaiono significativi i paesaggi neogotici e legati al Vedutismo nordico, eseguiti verso il 1832 nel castello di Costa di Mezzate (Bergamo). Dal 1837 al 1842 fu a Roma, dove partecipò alle imprese decorative per i Torlonia.


De Laurentis Nicola*

DE LAURENTIS NICOLA
Chieti 1783 - 1832
Dopo i primi studi a Frascati e a Chieti si trasferì a Napoli, approfondendo le sue conoscenze storiche e artistiche. Nel 1804, vinto il pensionato reale, si stabilì a Roma e fu tra gli allievi di V Camuccini. Di questi anni sono alcuni quadri di soggetto storico e mitologico come Icaro che prepara le ali a Dedalo e Filottete ferito (1804 ca., Chieti, Museo C. Barbella) i quali, oltre a una notevole perizia disegnativa, rivelano l'attenzione per una fedele ricostruzione archeologica dell’antichità. Dopo un soggiorno a Chieti tornò a Napoli, dove espose alla Mostra Borbonica del 1826 (fra gli altri, Focione rifiuta i doni di Alessandro il Macedone, Napoli, Prefettura) e del 1830 (Davide unto Re di Israele, acquerello), confermando l’adesione al neoclassicismo di Camuccini. La sua attività pittorica fu sempre legata ai Borbone, per i quali realizzò la complessa allegoria Le dodici provincie di Napoli al cospetto di Francesco I (1828 ca., Napoli, Museo di Capodimonte). Oltre a numerosi disegni e incisioni, le fonti ricordano anche alcune tele di tema sacro, come la Natività per la cattedrale di Chieti.


De La Puebla Tolin Dioscoro*

DE LA PUEBLA TOLÍN DIÓSCORO
Burgos (Spagna) 1823 - Madrid (Spagna) 1901
Formatosi alla Scuola San Ferdinando di Madrid, dove insegnava F. de Madrazo, nel 1858 vinse una borsa di studio per perfezionarsi a Roma. Assiduo del Caffè Greco, frequentò gli artisti spagnoli tra cui E. Rosales, J. Casado de Alisal, L. Alvarez e, soprattutto, M. Fortuny che lo fece entrare nel suo studio e insieme al quale talvolta lavorò ad alcune tele. Nella sua produzione furono frequenti i temi bacchici, le composizioni di carattere storico (El premier desembarco de Colón in América, premiato all'Esposizione Nazionale madrilena del 1862), i soggetti letterari (Margherita y Mefistófele en la catedral) e quadri di genere. Tornato in Spagna insegnò alla Scuola di Belle Arti a Cadice e nel 1864 si trasferì alla Scuola di Arti e Mestieri di Madrid.


Degli Avancini Giustiniano*

DEGLI AVANCINI GIUSTINIANO
Levico (Trento) 1807 - Venezia 1843
Avviato dalla famiglia agli studi di giurisprudenza, nella prima metà degli anni '20 si trasferì a Padova. Accostatosi al bellunese G. De Min, allora impegnato nella decorazione di palazzi padovani, fu da questi guidato e incoraggiato ad abbandonare nel 1826 il Veneto alla volta di Milano. L'artista si era già fatto conoscere nel 1825 con un dipinto storico, Incontro dell'arciduca Ferdinando con Giuseppina Welser (Innsbruck, Museo Cantonale del Tirolo), tema che illustrò anche in una novella, pubblicata lo stesso anno. A Milano il giovane ebbe modo di perfezionarsi sotto la guida di P. Palagi. All'inizio degli anni '30 si trasferì a Roma da dove, nel 1833, inviò al paese d'origine una pala destinata alla Parrocchiale. Il periodo romano fu ricco di rapporti con artisti italiani, quali V. Camuccini, F. Podesti, I. Fraccaroli, e stranieri, come J. A. D. Ingres, E. Delacroix, P. Cornelius. Queste frequentazioni spinsero l’artista, dopo il 1835, a viaggiare in Eu-ropa: raggiunse Cornelius a Monaco e dopo essere stato a Parigi e a Londra, visitò altre città tedesche e austriache, per tornare infine in Italia e stabilire la propria residenza a Venezia. Dopo la morte, le opere trovate nello studio veneziano furono trasferite nella casa natale, a Levico, e sistemate in un tempietto eretto a sua memoria. Nel Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto sono conservati fra l'altro Cristoforo Colombo e suo figlio Diego, del 1834, Il Levita di Efraim, del 1839, e Nello studio del pittore.


De Frattnich Salvotti Anna*

DE FRATTNICH SALVOTTI ANNA
Trieste 1789 - Verona 1837
Nipote da parte di madre di D. Rossetti e figlia di G. F. De Frattnich, alto funzionario asburgico, si dedicò alla pittura dopo il 1820, soggiornando a Venezia e a Roma. Predilesse i soggetti storico-mitologici che trattò con solido impianto neoclassico, come nella Minerva e le tre Grazie (1824, eseguito per la Società Minerva di Trieste ed esposto a Milano nel 1825) e nel Busto di Minerva (Trieste, Museo Civico di Storia e Arte). Fu protetta e incoraggiata nell'arte dallo zio D. Rossetti che la pittrice ritrasse in un disegno (coll. privata), tradotto poi in incisione da G. Merlato. Eseguì anche copie da Raffaello e alcune Teste-femminili ideali, esposte all’Accademia di Milano negli anni '20.


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