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Un volume di Luisa Martorelli dedicato alla collezione di Felice Ferrara costituisce un prezioso strumento di conoscenza della rappresentazione artistica del paesaggio napoletano tra Sette e Ottocento. La costruzione del mito di Posillipo nell’immaginario artistico tra XVIII e XIX secolo è il tema principale de L’incantesimo di Posillipo. La collezione di Felice Ferrara (128 pp., ill., La Valle del Tempo, Napoli 2026, € 32). Il volume è curato da Luisa Martorelli, storica dell’arte di solida formazione e ampia sensibilità interpretativa specializzata in ambito napoletano, cui dobbiamo il primo bellissimo saggio «Posillipo e dintorni, le passioni di un collezionista» seguito da «I paesaggi di Posillipo tra cielo e mare» di Massimo Visone, e si configura come un contributo di grande rilievo per la conoscenza della rappresentazione artistica del paesaggio napoletano tra Sette e Novecento.

Concepito come raffinato omaggio  per gli ottant’anni del collezionista, un imprenditore nel settore della pelletteria appassionato cultore di vedute, racchiude anche il compimento di un progetto coltivato con cura: lasciare alle figlie, Elda e Sabrina, custodi della memoria paterna, un’opera tangibile e, al tempo stesso, vibrante di suggestioni visive. Ciò che nasce come celebrazione personale diviene così testimonianza duratura, un ponte tra passato e futuro destinato a trasmettere alle generazioni che verranno conoscenza, passione e amore per il nostro patrimonio artistico. Ogni pagina, riccamente illustrata, si accompagna a didascalie puntuali e documentate che tracciano le diverse provenienze delle opere (collezionistiche, antiquariali o frutto di passate aste), trasformando il libro in un vero e proprio archivio della memoria.

Nel documentare la genesi della raccolta, il volume documenta anche la decisione maturata dal collezionista negli anni Duemila di separarsi dal primo nucleo (180 opere comprendenti non solo dipinti dal Sei all’Ottocento, ma anche maioliche, porcellane, argenti, mobili e arredi) ponendolo all’incanto presso Porro & C. a Milano (asta n. 1, 3 aprile 2003). I 18 quadri notificati e rimasti invenduti saranno acquistati da Amato Lamberti, presidente della Provincia di Napoli (1995-2004) e confluiranno nella collezione della Città Metropolitana. Sarà in seguito a quella separazione che, nel 2004, Ferrara comincerà a orientare i suoi interessi in modo specifico sulla raffigurazione di Posillipo dalla fine del XVIII secolo al Novecento. Al centro del progetto editoriale vi è proprio questo straordinario nucleo, esito di una lunga e consapevole ricerca collezionistica, orientata in particolare verso l’iconografia di quel mitico promontorio che domina il Golfo di Napoli, famoso in tutto il mondo per i suoi panorami spettacolari, le ville storiche come quella attribuita a Publio Vedio Pollione e la luce unica che per secoli ha affascinato artisti, poeti e viaggiatori. Il nome derivante dal greco «Pausilypon», «che fa cessare il dolore», offre l’idea e la misura di quanto già nell’antichità, quando era frequentato e amato dall’élite romana per le bellezze naturali e per il forte valore culturale e simbolico, Posillipo fosse considerato un luogo magico e quasi rigenerante.

Fin dalle pagine introduttive emerge la natura duplice del volume: da un lato catalogo ragionato, dall’altro strumento interpretativo. Martorelli ricostruisce il profilo del collezionista e il senso della sua raccolta, mettendo in evidenza una passione maturata nel tempo e nutrita da un’attenta frequentazione, grazie all’attività professionale, anche del mercato antiquario internazionale (Richard Feigen, New York; Philips, Londra; Urban Hanlon Broughton, Filippo Falanga). La collezione non appare come un insieme eterogeneo casuale di opere, bensì come un sistema coerente, fondato sulla capacità di riconoscere soggetti, attribuzioni e varianti iconografiche spesso fraintese. In questo senso, il libro restituisce non solo un patrimonio figurativo, ma si rivela come il risultato di un approccio squisitamente sperimentale basato su un metodo di osservazione diretta, confronto e verifica.

Uno degli aspetti più significativi è la dimensione internazionale della raccolta: numerosi artisti stranieri come tra gli altri Alexandre-Hyacinthe DunouyFranz Ludwig CatelSil’vestr Feodosievič ŠčedrinAndré GirouxJules Coignet o Anton Sminck van Pitloo sono rappresentati accanto ai protagonisti della tradizione locale quali Antonio Senape (una sua deliziosa china raffigura «La palma di Mergellina», 1830, già Collezione Álvar González-Palacios), Raffaele e Giuseppe CarelliGabriele SmargiassiAchille VianelliSalvatore FergolaAlessandro La VolpeErcole Gigante ecc. Ne deriva un panorama articolato che documenta la pluralità di sguardi rivolti alla collina napoletana. Posillipo non è dunque un soggetto univoco, ma un luogo interpretato secondo sensibilità diverse, capace di adattarsi a poetiche differenti e di riflettere trasformazioni storiche e culturali.

Il saggio di Visone amplia ulteriormente la prospettiva, collocando le opere all’interno di una più ampia riflessione sulla storia urbana, l’antropizzazione del luogo e sulla costruzione dell’immaginario. L’autore sottolinea come, a fronte di una documentazione archivistica limitata, le immagini assumano un valore fondamentale per comprendere l’evoluzione del territorio. Le vedute, i disegni e le gouache diventano così fonti privilegiate, in grado di restituire non solo l’aspetto originario dei luoghi, ma anche il modo in cui essi sono stati percepiti e rappresentati nel tempo.

Particolarmente interessante è l’analisi delle prime raffigurazioni della collina, in cui emergono già alcuni elementi destinati a diventare ricorrenti: la costa frastagliata, le grotte, le architetture prospicienti il mare. Con il passare dei secoli, questi motivi si consolidano fino a definire una vera e propria iconografia, alimentata dal successo e dalla pratica di quel rito culturale iniziatico, il Grand Tour, e dalla continua domanda di immagini souvenir da parte di una committenza internazionale. Posillipo si afferma così come uno dei luoghi simbolo del paesaggio europeo, capace di coniugare natura, storia e mito.

Franz Knebel, «Casa degli spiriti a Marechiaro», 1850 ca, collezione privata
Franz Knebel, «Casa degli spiriti a Marechiaro», 1850 ca, collezione privata

di Elisabetta Matteucci da Il Giornale dell’Arte,  16 maggio  2026

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